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ARCHEOLOGIA, VENEZIA: RITROVATA DONNA VAMPIRO
ARCHEOLOGIA, VENEZIA: RITROVATA DONNA VAMPIRO
E’ questa la recentissima scoperta fatta un’equipe di studiosi guidati da Matteo Borrini, archeologo e antropologo forense dell’Università di Firenze, nell’isola del Lazzaretto Nuovo, istituito nel 1468 come zona di prevenzione dei contagi di peste nella parte nord della laguna di Venezia. La leggenda diventa realtà: è stata ritrovata una "bloofer lady" - così Bram Stoker si riferiva a Lucy nel suo “Dracula” – i cui resti risalgono al Medioevo e presentano i segni caratteristici del rituale che veniva praticato all’epoca per impedire ai vampiri di risorgere.
Tra il 1300 e il 1600, infatti, dilagò una serie di epidemie – tra cui, appunto, la peste – che decimarono la popolazione. Morì infatti una persona su tre. Assieme alla peste era dilagata anche la credenza che i portatori di contagio fossero le donne vampiro, e in particolare appartenenti a un tipo di vampiro, il "nachzeher", termine apparso per la prima volta in Polonia nel 1300 che significava “masticatore di sudario” o “divoratore della notte”. Secondo le credenze medievali, i "nachzeher", una volta deposti nella tomba, erano soliti masticare il loro sudario e, un volta liberatisi di esso, iniziavano a nutrirsi del sangue dei cadaveri degli altri appestati e si rigeneravano finché non erano pronti a uscire dalla tomba come veri e propri vampiri, mentre la conseguenza della loro masticazione sarebbe stata l’ulteriore diffusione dell’epidemia. Questa teoria era stata addirittura ufficializzata nella "Dissertatio historico-philosophica de masticatione mortuorum", che Philuppus Rohr presentò nel 1679 all’Università di Lipsia. Secondo questo teologo protestante, la prova inconfutabile della sepoltura di un vampiro era il ritrovamento di un cadavere intatto, con il ventre gonfio – chiaro segno dei crimini notturni commessi dai bevitori di sangue - e con il sudario masticato e consunto al livello della bocca. Inoltre, chi moriva di peste spesso emetteva anche un rivolo di sangue dalla bocca. Per scongiurare tutto ciò, c’era un solo rimedio: impedire alle non-morte di cibarsi. Il metodo consisteva nel disseppellire il corpo di queste donne, togliere dalla bocca il sudario masticato e sostituirlo con una manciata di terra, una pietra o un mattone, in modo tale da frantumare anche i denti e la mascella. Il teschio ritrovato a Venezia presenta proprio queste caratteristiche.

Secondo Borrini, chiaramente all’epoca le conoscenze delle modificazioni cadaveriche erano limitate al breve periodo successivo al decesso, in cui per circa quattro mesi il corpo si raffredda e si gonfia ma le sue fattezze rimangono pressoché intatte. Le sepolture venivano di solito riaperte dopo molto tempo, quando era rimasto solo lo scheletro, ma durante le epidemie non era raro dover riaprire tombe recenti per deporvi altri morti, e questo comportava il ritrovamento di alcuni cadaveri sepolti in precedenza ma non ancora decomposti.
Per quanto riguarda il sudario leso, poteva essere il risultato della fuoriuscita dalla bocca di gas e di liquidi corporei che consumavano il tessuto.
Probabilmente è proprio questo lo stato in cui si presentò questa donna agli occhi di chi la trovò, la riconobbe come vampiro e fece in modo di neutralizzarla per sempre. Ma chi può dirlo con certezza?
 
 
 
 di Paola Forcellini - 07/03/2009 09:15:47