
CONSORZO POLIECO SULLA TUTELA DELL’AMBIENTE: L’EUROPA INTRODUCE IL DIRITTO PENALE.
Il PolieCo, Diritto all’Ambiente e la Fondazione Santa Chiara hanno promosso una Tavola Rotonda col proposito di aprire un dibattito ed un approfondimento con tutti i soggetti interessati in vista del recepimento da parte dello Stato italiano L’internazionalizzazione dei reati ambientali, soprattutto in capo al settore rifiuti, tema passato negli ultimi anni da problema puntuale dei singoli Paesi UE a diffuso fenomeno che nasconde dinamiche malavitose, ha spinto l’Europa e i suoi organi di Governo, ad adottare una Direttiva (2008/99) che ha l’obiettivo di elevare il livello di tutela dell’ambiente in tutto l’ambito comunitario, onde contenere il depauperamento dell’ambiente e proteggere la conservazione delle specie, ivi compresa quella umana.
La nuova normativa dà mandato agli Stati membri di prevedere, nella legislazione nazionale, nuove sanzioni penali
più efficaci e dissuasive (ancorché proporzionate alla gravità del delitto commesso), in presenza di violazioni delle regole del diritto dell’Unione.
La novità, che non ha mancato di destare l’interesse maggiore negli operatori, è determinata dal fatto che la Direttiva introduce l’obbligo di individuare la responsabilità in diversi soggetti, comprese le persone giuridiche, e contempla azioni preventive e repressive secondo le logiche del
diritto penale, laddove, finora ci si era limitati ad applicare sanzioni amministrative e meccanismi di risarcimento tipici del diritto civile.
Per approfondire l’argomento e promuovere un dibattito libero da censure, Fondazione Santa Chiara per lo studio del Diritto e dell’Economia dell’Ambiente; Consorzio PolieCo (Consorzio Nazionale per il riciclaggio dei rifiuti dei beni a base di polietilene); e Diritto
all’Ambiente, hanno promosso una Tavola Rotonda dal titolo: “Il diritto penale comunitario in materia di tutela dell’ambiente”, alla presenza
di importanti esponenti del Governo, del mondo dell’impresa e della Giurisprudenza.
Grande è stata l’affluenza di pubblico, compresi numerosi rappresentanti della Guardia di Finanza, dei Carabinieri e del Corpo Forestale dello Stato.
“Questo meeting è nato a seguito di diversi incontri con le Autorità competenti – ha dichiarato in apertura il Presidente di PolieCo, Enrico Bobbio – le quali, all’indomani dell’uscita della Direttiva sollecitavano un momento di particolare approfondimento.
È per questo che abbiamo voluto promuovere questo incontro, riunendo tanti esperti che analizzassero le prospettive future dal loro punto di vista”.
Qualche preoccupazione nei confronti del mondo dell’impresa, già in difficoltà per la crisi economica in atto e per lo stratificarsi di una normativa nazionale piuttosto confusa, l’ha espressa l’On.
Francesco Paolo Sisto, membro della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, il quale, pur plaudendo all’iniziativa comunitaria tesa alla maggior
tutela dell’ambiente, ha ribadito che il mondo dell’impresa ha bisogno di norme che accompagnino l’esercizio in tutte le sue fasi e che il diritto penale andrebbe considerato un valore aggiunto e non una barriera allo sviluppo.
A cura di Mariella Maffini, responsabile della missione tecnico operativa della raccolta differenziata nell’ambito della struttura del Sottosegretario Guido Bertolaso, c’è stata una disamina della gestione del sistema-ambiente, con particolare riferimento a quanto accaduto nella Regione Campania, nel quadro della normativa nazionale e
comunitaria.
Un’altra preoccupazione è emersa dall’intervento dell’On.
Angelo Alessandri, Presidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, il quale ha stigmatizzato il pericolo derivante da approcci estremistici nei confronti dello sviluppo industriale tout court e dell’ambientalismo.
L’eurodeputato Marcello Vernola (PPE), relatore-ombra della Direttiva, ha preferito puntare l’indice sugli effetti benefici che la Direttiva stessa produrrà nei confronti degli inquinamenti derivanti dalle imprese dei Paesi emergenti che si affacciano all’Europa, piuttosto che sulle possibili conseguenze per gli imprenditori italiani.
Importante il contributo scientifico del Prof.
Matteo Benozzo, docente di diritto ambientale all’Università di Macerata e autore, insieme al Prof.
Francesco Bruno (presente anch’egli al Convegno), del Commentario al Codice dell’Ambiente.
Puntuale ed esauriente, poi, la disamina dell’evoluzione dei crimini ambientali, tra regole normative nazionali, prassi giurisprudenziali e direttive UE, compiuta dal Magistrato di Cassazione, Maurizio Santoloci, mentre il punto di vista degli organi deputati al controllo dei processi industriali è stato a cura del Tenente Colonnello della Guardia di Finanza, Amedeo Antonucci, Comandante Reparto Operativo Aeronavale – Comando Regionale
“Puglia”.
A concludere la Tavola Rotonda è stato il doppio intervento del Presidente Onorario WWF Italia, Fulco Pratesi, che ha stigmatizzato la falsa convinzione che sia conflittuale il rapporto fra sviluppo e ambiente e Gaetano Benedetto, Direttore WWF Italia, il quale ha focalizzato l’attuazione del diritto comunitario ambientale nel nostro Paese, sottolineando la gravità di ben 200 procedure di infrazione comminate all’Italia, di cui ben 64 relative a questioni ambientali.
“L’importanza della tematica in oggetto – ha dichiarato il Presidente Bobbio – imporrebbe ben altri tempi di riflessione”.
“Come operatori dell’ambiente – ha infine proseguito - siamo preoccupati della corretta informazione delle nostre imprese e del rapporto fra queste, legislatore e Organi di controllo, pertanto ci impegneremo affinché le riflessioni che sono scaturite oggi non rimangano isolate ed improduttive, bensì promuoveremo altre occasioni di confronto onde contribuire a stimolare nel Paese una cultura dell’ambiente intesa come più responsabile e
consapevole partecipazione dei cittadini ai problemi della tutela del territorio .
di Redazione Centrale
30/03/2009 10:58:05
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