
Pantaleo Metta restauratore: il superamento dei limiti dello Spazio/Tempo
Pantaleo Metta lo incontri nella sua bottega di Restauro tutto intento nella ripulitura di una statua di una Madonna e contemporaneamente impegnato nel carteggiare un tavolo in legno dalle fattezze via via sempre più attraenti man mano che il restauratore ne prende doviziosa cura.
Nell’aere, tutt’intorno, si spande Musica Classica, Lirica per la precisione, poiché nella sua seconda natura, il restauratore ha accanto a sé anche il tenore.
Questo è il senso stesso di Pantaleo Metta, restauratore, vive ed opera a Cerignola, in provincia di Foggia.
Nell’ampia e ben insediata cittadina pugliese, perfettamente incastonata al centro del Tavoliere delle Puglie, Pantaleo Metta ha approfondito ed affinato conoscenze e competenze in un settore che dovrebbe essere strategico per l’Italia, ovvero il recupero ed il restauro di beni storici che sono la “cifra” stessa della nostra Nazione nel Mondo.
Ma il condizionale è d’obbligo.
Questa volta più che mai.
Al di là delle vicende politiche o governative specifiche, quel che connota in senso negativo l’Italia nell’Anno del Signore 2011 è proprio la scarsa considerazione che si ha e le scarse risorse a disposizione di tutti coloro che operano nel Mondo dell’Arte e non solo nel campo del Restauro.
Chiedo a Pantaleo Metta (38 anni dei quali 10 dedicati interamente al Restauro) quali sono i panorami attuali in termini di possibilità per i giovani che vogliano intraprendere una carriera professionale come la sua.
Mi risponde: “Il lavoro c'è ed in abbondanza.
Bisogna essere ammanicati o politicamente o religiosamente e scendere, ovviamente, a compromessi”.
Si può inoltre aggiungere e specificare che Pantaleo Metta restaura mobili, statue e tele.
Quali sono le Scuole da te seguite per definire la tua attuale professionalità nell'ambito del restauro artistico? “Ho fatto 2 corsi durati 3 anni ciascuno.
Il primo a Ellera (Perugia) per il restauro di mobili, tarsie, intagli e doratura.
Il secondo a Barletta per il restauro e la conservazione delle cromie.
Con l'ultimo attestato ho conseguito la qualifica di "Restauratore di opere d'arte".
Oltre a questi corsi detti, Pantaleo Metta ha anche seguito dei corsi di specializzazione dei quali, uno con Paolo Cremonesi per l'utilizzo di solventi a bassa tossicità sulle opere d'arte e l'altro sulle indagini chimico-fisiche sulle opere d'arte tenutosi a Salerno.
A proposito di sostanze meno tossiche nei processi di restauro, Pantaleo Metta ci tiene a precisare che la lucidatura viene eseguita a gommalacca stesa manualmente con stoppino (Tampone).
Lucidatura che in pochi sanno eseguire.
E che per pulire le opere d'arte -oltre al sapiente e certosino utilizzo del bisturi- utilizza solventi poco tossici sia per l'opera sia per l'operatore.
Qual è lo stato delle cose in Italia in questo specifico ambito, visto il ruolo e la rilevanza nota dell'Italia nello scenario dei beni storici, artistici ed architettonici nel Mondo? Pantaleo Metta ne è certo: “In Italia c'è tanto da restaurare.
I musei sono pieni di opere che non sono esposte e che vanno restaurate, idem nelle varie chiese e diocesi.
I soldi per poterlo fare ci sono.
Sono solo malgestiti e vanno, sempre, nelle stesse tasche”.
Ma sulla base della tua esperienza personale, cosa consiglieresti al Governo ed al Legislatore per porre mano a questa situazione? “Fare una giusta redistribuzione delle risorse e non farle andare sempre nelle solite tasche che, di loro, sono già piene”.
Ne scaturisce quindi uno sguardo dettato da esperienze non del tutto positive ma che soprattutto mettono in luce il fatto che l’Italia –anche nell’ambito specifico del Restauro- dovrebbe essere più chirurgicamente attenta al criterio valutativo meritocratico.
Non si tratta quindi di Ministri o di soluzioni imposte dall’alto, quanto piuttosto di una vera e propria Cultura di riferimento da ri-fondare.
Il vasto, ampio e ricchissimo patrimonio culturale, architettonico, storico, museale, pittorico, scultoreo italiano –famoso in tutto il Mondo- vive in condizioni alquanto precarie, meriterebbe ben altre attenzioni, fondi più cospicui, non foss’altro che per le grandi ricchezze che riesce ad attrarre dall’estero.
L’atteggiamento corrente attuale, sebbene costretto nelle maglie delle ristrettezze di Bilancio ed a causa della crisi economica di proporzioni sovranazionale e storica, non è quindi sostenuto dai fatti e dalla rilevanza del patrimonio culturale più sopra accennato.
Per non far cenno, poi, di tanti altri beni posseduti e non mostrati, nascosti in chissà quali reconditi scantinati e che invece –in altre Nazioni- avrebbero già avuto migliore collocazione e visibilità per il pubblico ed i potenziali fruitori.
Un Museo che si dota, allo stesso tempo, di una libreria dove si possono acquistare volumi e cataloghi legati al “core business” culturale, probabilmente ha anche uno spazio bar, nel caso in cui vi sia possibilità, si potrebbe avere anche un’area multimediale, tipo cinema-sala convegni oppure sala-concerti.
Insomma, la fruizione più ampia del patrimonio culturale italiano, non solo renderebbe l’apparato della produzione culturale italiana progressivamente sempre più affrancato dagli interventi finanziari di natura pubblica e centralizzata ma libererebbe ulteriori spazi d’azione per il “privato”, troppo spesso invocato ma –nei fatti- altrettanto spesso osteggiato anche (e non solo) da un vero e proprio “muro” burocratico.
Vi è quindi necessità di una profonda riforma di sistema anche in ambito culturale, una migliore e più oculata redistribuzione dei capitali (pubblici e privati) e soprattutto un ingresso trionfale e definitivo della meritocrazia.
Pantaleo Metta torna alla sua opera certosina, “libera” la Statua della Madonna che è nelle sue cure dalla patina del tempo, la riporta alla sua luce originaria.
La Madonna ha riacquistato i giusti equilibri visto che il restauro, oltre a pulire e risarcire le lacune, riporta l'opera agli equilibri iniziali.
Lo sguardo che traspare dal volto di quella statua assume una energia più intensa, più vera, supera i limiti dello Spazio/Tempo e porge la sua aura più intima e mistica.
Il tavolino in legno, carteggiato, sarà verniciato, sostanze sempre meno tossiche ed inquinanti per l’Ambiente, potreranno gli oggetti a nuova vita, a migliore dignità d’arredo nella vita quotidiana contemporanea.
Intravedo una vetusta culla lignea, restaurata da Pantaleo Metta, che tra poco Tempo accoglierà un nuovo arrivo nella genìa umana.
Nel caso di Pantaleo Metta, si tratta evidentemente di professionalità di altissimo livello e che potrebbe benissimo cooperare con le attività del Ministero dei Beni Culturali.
Egregio, sublime, sostanziale e prezioso lavoro quello di Pantaleo Metta, di ogni restauratore che col suo sguardo fisso su un oggetto, mentre se ne prende cura, lo riporta ad immergersi in una nuova vita, in nuovi fasti nel Mondo.
Pantaleo Metta restauratore –pur attraverso le limitatezze della Materia- è un umano “star gate” che consente il superamento dello Spazio/Tempo.
Il che, considerando quel che può fare l’Uomo in questo Mondo, non è poco, non è affatto poco.
In fondo, contribuisce all’eternazione dell’Arte, al prolungamento nel Tempo del gesto creativo, alla proiezione del Genere Umano verso l’Eterno.
di Francesco Tortora
21/04/2011 00:31:35
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