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		<title>Culturalnews.it RSS MOSTRE</title>
		<description>Feed di CulturalNews</description>
		<link>http://www.culturalnews.it/rss/rss.asp</link>
		
		
			
				<item>
					<title><![CDATA[Galleria "La Persia": L'arte africana arriva a Verona]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.culturalnews.it/dettaglio.asp?ID=22187]]></link>
					<description><![CDATA[Dal 10 maggio alla Galleria "La Persia" si potranno ammirare opere d'arte africana contemporanea.




L'arte africana contemporanea fu portata alla ribalta per la prima volta in modo ufficiale dalla mostra "Le Magiciens de la Terre", realizzata al Centre Georges Pompidou di Parigi nel 1989. La Galleria La Persia con questa mostra che rimarr&agrave; aperta fino al 30 giugno intende iniziare un percorso conoscitivo sugli artisti africani pi&ugrave; significativi, operando in stretta collaborazione con la Fondazione Sarenco che ormai da anni si occupa di divulgare l'arte africana contemporanea. In mostra saranno presenti una trentina di opere prodotte da quattro artisti, lo scultore John Goba e  i pittori Margaret Majo, Mikidadi Bush e Maurus M. Malikita. Goba (Sierra Leone, 1944) &egrave; affascinato dal simbolismo spirituale e religioso delle maschere, forti strumenti d'identificazione culturale e sociale, che riversa nella sua produzione iniziale. Le sue sculture sono un mix di cultura Yoruba e robot mutanti presi a prestito da film di fantascienza che mescolano teste femminili, animali, germogli ed elementi maschili. Bush (Tanzania, 1944) tratta nella sua arte temi antichi, l'ignoto, l'eternit&agrave;, il magico; Margaret Majo (Zimbabwe, 1956) inizia col dipingere tappi di bottiglia di soda con storie di vita rurale e a partecipare a importanti esposizioni in Germania: i suoi tappi vengono incollati su tavolette di legno e spaziano da un mondo fantastico a scene di vita rurale. Il suo &egrave; un lavoro di qualit&agrave; che la pone tra le artiste pi&ugrave; interessanti dell'Africa, insieme a Seni Camara, Esther Mahlangu, Reinata Sidimba. Malikita (Tanzania, 1964) tratta essenzialmente due temi: la politica e il sociale, dando grande spazio al contesto sanitario. Le sue tele sono invase da enormi e affollati ospedali, dove i pazienti sono collocati ai vari piani a seconda della disponibilit&agrave; economica. La vita che vi si svolge non &egrave; tanto diversa da quella dei mercati chiassosi, dove gli uomini sopravvivono con necessaria ironia al demone della morte, sempre in agguato. La mostra &egrave; curata da Enrico Mascelloni.

Per info:
Galleria La Persia
Corso Cavour 2
37121 Verona
Tel. 045/8001223, 348/8282080
lapersialanza@hotmail.it]]></description>
					<pubDate><![CDATA[Fri, 10 May 2013 17:06:04 GMT]]></pubDate>
                </item>
			
			
				<item>
					<title><![CDATA[World Press Photo, il 2012 nei migliori scatti]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.culturalnews.it/dettaglio.asp?ID=22166]]></link>
					<description><![CDATA[Anche quest&acute;anno il World Press Photo torna a ricordaci quali sono stati i fatti pi&ugrave; drammatici, le situazioni di conflitto pi&ugrave; delicate, e insieme atroci, dei dodici mesi appena trascorsi. E lo fa con grande successo dal lontano 1955. Da quando, qualche anno dopo il secondo conflitto mondiale, una giuria di esperti di fotografia, ha deciso di riunirsi ogni anno per valutare i migliaia di scatti che arrivano alla World Press Photo Foundation di Amsterdam proposti da fotografi, agenzie di stampa, quotidiani, riviste. Si tratta di uno dei pi&ugrave; prestigiosi concorsi di fotogiornalismo. Quest&acute;anno il primo premio come "miglior foto del 2012" se lo &egrave; aggiudicato lo svedese Paul Hansen con la sua immagine che ritrae i corpi senza vita di due fratellini di 2 e 4 anni portati in braccio dai loro familiari, verso la moschea. La foto &egrave; stata scattata a Gaza il 19 novembre 2012 quando, a seguito di una rappresaglia per il lancio di alcuni missili palestinesi verso i territori israeliani, Israele ha bombardato massicciamente Gaza con i suoi raid aerei. La foto &egrave; carica di drammaticit&agrave; con i due corpicini avvolti in teli bianchi e allo stesso tempo in un alone di bianco salvifico. I volti degli uomini sono contratti dal dolore e da una rabbia compressa. Immagine di grande equilibrio nei soggetti e nei colori, un autentico capolavoro che in un unico istante ci pone di fronte al dramma dei territori occupati palestinesi, alla sproporzione delle forze in campo, all&acute;atroce spirale di violenza che i sentimenti espressi da quegli uomini lascia presagire. Se qualcuno per un attimo dovesse essersi dimenticato del dramma della guerra tra Israele e Palestina, lo scatto di Hansen che si trovava l&igrave;, in prima fila, in quel momento, ce lo ricorda.
Lo stesso servizio alla memoria lo fa il reportage dello spagnolo Bernat Armage, primo premio per la sezione reportage, che descrive a sua volta, ma con pi&ugrave; immagini, la medesima offensiva militare di Israele.
Altri scatti ricordano l&acute;altro terreno di conflitto caldissimo, la Siria, con i suoi migliaia di morti, agli onori della cronaca da troppo tempo. Ed ecco le foto di Alessio Romenzi, primo premio reportage notizie generali, e lo scatto di Sebastiano Tomada, vincitore del secondo premio foto singola che ritrae un bambino nudo che si copre gli occhi seduto su un tavolo, ferito dalla guerra che ormai da oltre 2 anni vede Bashar Al Assad e le sue truppe scatenare ogni violenza contro chi si oppone al suo regime. Il primo premio della medesima categoria &egrave; stato assegnato all&acute;argentino Rodrigo Abp che ritrae Amida in primo piano, una donna siriana ferita con le lacrime agli occhi.
Belle le immagini che ritraggono momenti di sport come quello delle ragazze che giocano a basket di nascosto in Somalia, opera del fotografo danese Jan Grarup. Per le donne l&igrave; praticare sport &egrave; considerato anti islamico.
Molto suggestive anche le foto di vita quotidiana, dal reportage di Fausto Podavini che ritrae una moglie che cura con amore il marito malato di Alzheimer; al primo piano di uno prostituta danese opera di Marie Hald, al bel servizio di Maika Elan con la sue storie di coppie omosessuali, per arrivare occhi pieni di dolore del bambino serbo che ha perso i genitori in un tentativo di suicidio a tre, al quale &egrave; sopravvissuto lui solo, fotografato da Nemanja Pancic.
Al di l&agrave; delle polemiche sulla spettacolarizzazione del dolore, sull&acute;indiscrezione di quella camera che indaga, che entra nelle scene pi&ugrave; drammatiche e le rioffre al mondo impunemente, trovo che sia meraviglioso ed essenziale che il lavoro giornalistico faccia da cassa di risonanza  alla realt&agrave;, dai grandi conflitti ai piccoli grandi drammi delle esistenze comuni. Questo &egrave; il ruolo della stampa ed &egrave; per questo che decine di giornalisti ogni anno perdono la vita. Perché sono l&igrave;, in quel momento anche per noi, oltre che per un buono scatto.

Fino al 2 di giugno  2013
alla Galleria Carla Sozzani – Corso Como, 10 - Milano
per info www.galleriacarlasozzani.it]]></description>
					<pubDate><![CDATA[Mon, 06 May 2013 18:20:30 GMT]]></pubDate>
                </item>
			
			
				<item>
					<title><![CDATA[Al castello di  Gamba  Aosta   l'arte moderna e contemporanea presente in Valle d'Aosta]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.culturalnews.it/dettaglio.asp?ID=22164]]></link>
					<description><![CDATA[Dopo l'atto di acquisizione stipulato dalla Regione Autonoma della Valle d'Aosta nel 1982, il castello Gamba di Chatillon, collocato a pochi chilometri dal casello autostradale dell'autostrada Torino –Aosta uscita Chattilon San Vincent apre al pubblico  poco pi&ugrave; di cento  anni  della costruzione (foto 3). L'edificazione  avvenne  esattamente tra il 1901 - 1903 da parte del barone Carlo Maurizio Gamba,  dopo un attento recupero e complesso restauro del maniero composto da oltre 13 sale distribuite su due piani,  da alcuni mesi ospita un'interessante collezione della Regione Valle D'Aosta  comprendente ben 1500 opere di arte moderna e contemporanea. L'allestimento del percorso espositivo viene curato da Rosanna Maggio Serra. Nello splendido catalogo edito per l'occasione dalla Silvana Editoriale (foto 1) la curatrice nel suo intervento afferma: "Pochi fuori dalla Valle, e nemmeno tutti i valdostani, sono al corrente dell'esistenza di una collezione d'arte moderna  di propriet&agrave; della Regione, cos&igrave;  importante. Non era neanche facile rendersene conto a causa della dislocazione in sale, uffici, nonché nei depositi di tutte le sedi istituzionali (non solo in Aosta), il pi&ugrave; delle volte non accessibili per motivi di riservatezza. Poche, le circostanze mostrate al pubblico e mai tutte assieme come avviene adesso con il maniero di Gamba".  La curatrice continua nel bellissimo libro  affermando: " il patrimonio valdostano non &egrave; frutto di atti di mecenatismo  che rispecchiano un gusto collezionistico diffuso sul territorio,né di uno specialistico locale che abbia imposto le proprie scelte. Il tutto &egrave; venuto nell'arco di sessant'anni, grazie ai legami che ogni comunit&agrave;  istaurano con i cittadini e le  istituzioni ….. ". "Siamo lieti di aprire al pubblico, in un momento di congiuntura economica come quello che stiamo vivendo a livello nazionale e internazionale, sono le parole di intervento  dell'Assessore all'Istruzione e cultura della Regione Valle d'Aosta Laurent Viérin, - i dati relativi ai consumi culturali sono tra i pochi in continua crescita, pertanto l'apertura di questo importante sito si inserisce nella filosofia della "Restitution" che come Assessorato abbiamo perseguito, con l'intento di restituire il patrimonio alla comunit&agrave; garantendo la piena accessibilit&agrave; alle esigenze di un pubblico il pi&ugrave; variegato possibile". La selezione delle opere esposte vanno dalla fine dell'800 ai giorni nostri,  un particolare riguardo viene riservato al pittore valdostano Italo Mus, allestendo nello spazio destinato alle esposizioni temporanee una panoramica sulla sua pittura. Nel maniero di Gamba sono conservati oltre una quarantina dei  suoi dipinti. Il percorso prende il via nella prima sala dove vengono esposte opere che riportano immagini della Valle d'Aosta tra ottocento e novecento lasciati dagli artisti che hanno percorso la Valle oppure di pittori nativi del luogo come abbiamo descritto precedentemente per Italo Mus. Nella seconda sala &egrave; di scena  la scultura italiana (foto 2) creata dai grandi maestri nel Novecento come Arturo Martini, Lucio Fontana, Giacomo Manz&ugrave;, Umberto Mastroianni, Gi&ograve; Pomodoro, Luciano Minguzzi. Nella terza sala  vi sono le committenze della Valle d'Aosta come il ciclo delle cinque tele sui paesaggi di Mario Schifano. L'artista invitato nel 1988 al culmine della sua celebrit&agrave; per una personale in Valle,  in quell'occasione nacque  il ciclo di queste opere, ora qui esposte Regione alla fine della sua mostra né  entr&ograve; in possesso, sempre in questa sala per completare il percorso della scultura italiana viene presentato una sezione di lavori eseguiti con metalli tradizionali della Regione otto scultori  di fama internazionale fornirono i modelli delle fusioni che furono esposti alla XLIII Biennale di Venezia in un padiglione appositamente allestito. Nella collezione entrarono lavori curati appositamente dagli artisti: Andrea Cascella, Arnaldo e Gi&ograve; Pomodoro, Mario Ceroli  del peruviano Joacquin Roca Rey, Sandro Chia, Antonio Ievolella e Mimmo Paladino. Nella quarta sala la pittura italiana del Novecento rappresentata dalle opere di Felice Casorati, Carlo Carr&agrave;, Filippo de Pisis, Luigi Spazzapan, Carlo Levi, Nella Marchesini, Sergio Bonfantini, Gillo Dorfles, Pompeo Borra, Gino Severini, Francesco  Messina. Nella quinta sala le opere  pittoriche degli artisti del secondo Novecento: Mario Davico, Giuseppe Tarantino, Mario Calandri, Piero Ruggeri, Sergio Saroni, Gino Gorza, Sandro De Alessandri, Carol Rama, Piero Rambaudi, Riccardo Cordero, Giacomo Soffiantino. Nella sesta sala quadri di artisti torinesi nati negli anni trenta del secondo Novecento, quasi tutti formatesi presso l'Accademia Albertina di Torino, allievi di Casorati, Davico Calandri. Anche in questo caso sono opere donate dagli autori in relazione alle mostre collettive avvenute nel comprensorio valdostano. Il percorso si snoda poi attraverso l'arte di artisti nati in Valle del secondo Novecento, si prosegue con la Pop Art, le nuove forme dell'espressionismo, nella  undicesima sala vengono posti a confronto i due modi della pittura aniconica e cio&egrave; quella astratto geometrico e in formale segnico che nel secolo passato declin&ograve; la volont&agrave; di liberarsi dal rapporto con la realt&agrave; oggettiva. Si conclude con le esperienze neoconcettuali e ricerche dell'immagine, in questa sezione vengono presentati tutti artisti attualmente  attivi in Valle d'Aosta e si basano sulle ricerche dell'arte degli inizi del nostro secolo.]]></description>
					<pubDate><![CDATA[Fri, 03 May 2013 22:57:19 GMT]]></pubDate>
                </item>
			
			
				<item>
					<title><![CDATA[Venaria Reale, grandi mostre per il lungo ponte del Primo Maggio]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.culturalnews.it/dettaglio.asp?ID=22158]]></link>
					<description><![CDATA[Alla Reggia di Venaria Reale per la festivit&agrave; del primo maggio saranno visitabili le grandi mostre di Lorenzo Lotto nelle Marche  sale delle Arti al primo piano, mentre al secondo piano si avr&agrave; un'occasione unica  per ammirare in quattro sezioni la mostra: "Roberto Capucci. La ricerca della regalit&agrave;" (Foto 1). La rassegna raggruppa oltre cinquanta stupendi abiti creati dal  grande stilista romano (Foto 2) ritenuto uno dei pi&ugrave; grandi designer del XX secolo. Lungo i suoi oltre sessanta anni di carriera ha vestito le pi&ugrave; grandi personalit&agrave; dell'universo, in particolare femminili dalle principesse Borghese, Odescalchi, Colonna, alle attrici Silvana Mangano, Valentina Cortese, alla cantante lirica Raina Kabajvanska , le star internazionali come la Marilyn Monroe, Esther Williams, il premio Nobel per la Medicina Rita Levi Montalcini. La mostra curata da Massimiliano Capella si sviluppa su quattro sezioni dove la ricerca della regalit&agrave; vengono messe in pieno risalto proprio come lo stilista Roberto Capucci il quale lo  afferma nell'introduzione del catalogo edito dalla casa editrice Umberto Allemandi: "La moda non &egrave; ornamento, &egrave; architettura. Non basta che un vestito sia bello, deve essere costruito come un palazzo poiché come palazzo esso &egrave; la materializzazione di un'idea". il percorso si sviluppa, come dicevamo in quattro sezioni: la prima  presenta una serie di abiti da sposa dove il Maestro esprime un'alta creativit&agrave; dalla scelta dei colori,  partendo dalla forma per creare abiti spettacolari. Tra le creazioni pi&ugrave; celebri  quelle  delle sorelle Valentina e Clara Nasi,  della marchesa Costanza di Canossa, la principessa Maria Pace Odescalchi, le contesse Benedette e Maria Brachetti Peretti, la marchesa Leontina Ruffo di Calabria. Nella seconda sezione &egrave; presentata una rappresentanza dei 22 mila pezzi che compone il Corpus dell'opera grafica dove Capucci  attinge come  riferimento alle idee per la preparazione dei suoi abiti. Il Corpus &egrave; formato da libri schizzi in alcuni casi sono accompagnati da campioni di tessuto per gli abiti che vi dovr&agrave; realizzare. Nella terza sezione sono presentati gli abiti eseguiti per le prime donne e nobildonne. Cinque capolavori realizzati da Roberto Capucci  tra il 1952 e il 1992. Il catalizzatore di quest'opera &egrave; sicuramente l'abito da cerimonia creato per la sera del 10 dicembre 1986 in occasione del  conferimento del Premio Nobel per la Medicina da parte del re Carlo XVI Gustavo di Svezia alla professoressa Rita Levi Montalcini. L'abito realizzato con pannelli in velluto verde smeraldo, blu zaffiro e rosso rubino con breve coda, viene presentato in tal modo con sullo sfondo le immagini della cerimonia e la luce quasi da immergersi in quella atmosfera del tempo (Foto 3). Nella quarta sezione abbiamo il filo conduttore della mostra: "Arte e Natura nella ricerca della regalit&agrave;" iniziamo con abiti ispirati alle vetuste colonne di Roma che sono l'emblema che la rappresentano da secoli e cio&egrave; l'architettura. Il Maestro fin dagli anni cinquanta si ispirava  ad ordini architettonici, in mostra ammireremo un abito in raso beige modellato come colonna della collezione autunno inverno 1978-79. Si prosegue con i minerali per la Biennale di Venezia del 1995 create per il centenario dell'evento, in quella occasione Capucci presenta dodici architetture in tessuto esposte su manichino senza testa posando la riflessione e osservazione sulla natura, sul mondo minerale sul colore e sull'arte. Quattro abiti eseguiti negli anni ottanta e novanta sui fiori e foglie il Maestro affermer&agrave;: "I miei vestiti prendono a prestito dalla natura foglie, corolle, farfalle …" la mostra, infine, rende omaggio al leggendario soprano Maria Callas, presentando un abito scenico del 1986 per le vestali della Norma di Vincenzo Bellini.  E' doveroso far proprio le parole riportate nella sopracoperta del catalogo: "Nessun creatore di moda &egrave; stato regale pi&ugrave; di Capucci. Non solo abiti , ma vere sculture in stoffa, opere uniche di un grandissimo artista".]]></description>
					<pubDate><![CDATA[Mon, 29 Apr 2013 21:51:39 GMT]]></pubDate>
                </item>
			
			
				<item>
					<title><![CDATA[Castello di Miradolo capolavori di Tiziano per contemplare i volti e l'anima nei ritratti]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.culturalnews.it/dettaglio.asp?ID=22153]]></link>
					<description><![CDATA[San Secondo di Pinerolo  nello splendido  castello di Miradolo, quaranta chilometri da Torino viene organizzata dalla Fondazione Cosso  una suggestiva mostra curata dal Professore Vittorio Sgarbi "I volti e L'anima Tiziano. Ritratti". Questa mostra formata da otto stupendi capolavori, quanto bastano per dimostrare al pubblico, che visiter&agrave; la mostra, l'arte del grande maestro veneto del cinquecento. Tiziano, nel corso della sua lunga esistenza terrena ha fornito un'importante produzione di ritratti, ora esposti a Miradolo fino al 16 giugno, quasi un compendio alla grande mostra monografica in programma alle Scuderie del Quirinale  di Roma. Praticamente il visitatore non potr&agrave; farne a meno di questa mostra per avere un quadro completo dell'arte prodotta dal pittore cadorino. Come dicevamo sono otto straordinarie opere provenienti da collezioni private, istituzioni bancarie, prestazioni museali nazionali, raramente esposti in pubblico. Il percorso della mostra sui ritratti dei personaggi  ad iniziare dal ritratto di gentiluomo (Foto 2) opera datata 1533 in cui Tiziano coglie con immediatezza i caratteri fisionomici e la sottigliezza psicologica del personaggio che potrebbe essere un umanista, dove l'espressione pensosa e furba e la posa autorevole rinviano a valori legati alla rettitudine dello spirito e alla seriet&agrave; dell'azione. L'opera appartiene alla collezione privata di Cavallini Sgarbi. Di grande impatto &egrave; l'imponente e solenne tela di "San Francesco riceve le stimmate", dove compare ben visibile in basso a sinistra  la firma dell'artista: "Titianus Vecellius Cador" quest'opera viene prestata dalla Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno. Il percorso espositivo prosegue con il ritratto di "Zuan Paulo da Ponte" , il "Ritratto del Comandante Gabriele Tadino", di "Federico II Gonzaga", in queste tele viene rappresentata la pittura degli anni giovanili del Tiziano, il quale esegue anche il profilo pensieroso del Poeta Aretino, in questo ritratto vi sono anche le indicazioni artistiche  di un altro grande maestro veneto: il Giorgione, tutti questi lavori vengono presentati accanto ad un altro quadro dove viene ritratto Giulio Romano, mai esposto in Italia primo di questo evento. Il ciclo espositivo si chiude con un Autoritratto del profilo di Tiziano eseguito a gesso nero su carta d'avorio proviene da una collezione privata americana e presentato per la seconda volta in Italia, la prima avvenne nel  2007 (foto 3) accanto all'opera il Professore Vittorio Sgarbi intento ad illustrare le particolarit&agrave; del quadro. L'allestimento sia come illuminazione che sonoro, sono sublime come le opere esposte, per la parte sonora vengono scelte  brani  dell'opera di Andrea e Giovanni Gabrieli, anche loro vissuti nella met&agrave; del Cinquecento, entrambi organisti presso la Basilica di San Marco in Venezia. Tramite un inedito sistema di diffusione del suono, le musiche vengono distribuite nello spazio, creando un ideale cammino che conducono davanti alle opere esposte. La mostra, viene accompagnata da  uno splendido catalogo edito dalla casa editrice l'Artistica di Savigliano (Foto 1). La Fondazione Cosso una realt&agrave; privata la quale ha come scopo quello di valorizzare l'arte la cultura esistente portando in luce quegli aspetti dimenticati o meno noti al pubblico, pertanto nell'arco dell'anno vengono proposte mostre d'arte di altissimo spessore artistico, concerti di musica classica, attivit&agrave; didattiche e formative. In cinque anni di presenza operativa sul territorio La Fondazione Cosso ha portato all'interno del castello e nello suo splendido parco (riconosciuto tra i giardini storici importanti della Regione Piemonte e posti sotto la sua tutela), pi&ugrave; di ottantamila persone tra adulti bambini ragazzi. Con la grande mostra "I volti e l'anima" pensata appunto dalla Fondazione su progetto di Vittorio Sgarbi (molto attento e sensibile a questa realt&agrave;) intendono proseguire e  portare sul territorio piemontese capolavori rari dell'arte italiana e internazionale. Complimenti. Molte realt&agrave; culturali dovrebbero andare a lezione dalla Fondazione Cosso. Per informazioni Tel.0121.376545.www.fondazionecosso.it]]></description>
					<pubDate><![CDATA[Sun, 28 Apr 2013 12:23:49 GMT]]></pubDate>
                </item>
			
			
				<item>
					<title><![CDATA[Torino, continua il successo al Palazzo Reale per la mostra fotografica di Robert Capa]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.culturalnews.it/dettaglio.asp?ID=22149]]></link>
					<description><![CDATA[I testi di storia degli anni passati, le pagine riguardanti il secondo conflitto mondiale e la  liberazione dal tiranno nazista veniva raffigurato da una fotografia  di un ufficiale americano mentre il contadino siciliano della cittadina collinare  di Troina le indicava la direzione presa dal nemico. Sicuramente molti noi studenti di un tempo  non sapevamo che la bellissima foto era stata  scattata da un grande fotografo: Robert Capa nei giorni 4-5 agosto 1943. Ora questa immagine  &egrave; il richiamo attraverso manifesti, inviti, ma soprattutto la copertina del bellissimo catalogo edito dalla Silvana Editoriale in tre lingue (italiano–inglese-francese foto 1)  dove vengono presentate  le novantasette stupende fotografie in bianco e nero,  esposte in undici sezioni nella magnifica mostra al Palazzo Reale di Torino. Definita dal John Morris ( primo direttore di Magnum Photos) la pi&ugrave; bella retrospettiva che mai sia stata realizzata sulla produzione fotografica di Robert Capa. La forte affluenza di pubblico né &egrave; la costatazione diretta. Nel 1938 la prestigiosa rivista inglese Picture  Post defin&igrave; Robert  Capa il migliore fotoreporter al mondo con scatti sulla guerra. L'esperienza bellica fu al centro della sua attivit&agrave; di fotografo. Il tutto ebbe inizio come fotoreporter durante i tre anni (1936-39) della guerra civile spagnola. Da l&igrave; in poi i suoi scatti documenteranno la resistenza cinese  subita dall'invasione del Giappone avvenuta nel 1938, per poi  fornire una ricca documentazione dello sbarco in Normandia da parte degli americani (nella mostra torinese ben rappresentata), i suoi scatti non rinunciarono al primo conflitto arabo-israeliano  avvenuto nel 1948, quello francese del 1954 in Indocina, dove per sua sfortuna venne ucciso a soli quarant'anni da una mina antiuomo. Robert Capa  fu tra i primi fotografi  a capire l'importanza del mezzo fotografico come arma di denuncia  e soprattutto di testimonianza. Nella sua breve carriera riusc&igrave; a documentare ben cinque guerre. Le sue immagini  tutt'oggi colpiscono per l'immediatezza e l'umanit&agrave; che trasmettono. Robert Capa racconta gli eventi bellici attraverso gli sguardi della popolazione civile, dei bambini, e di tutti i sopravissuti. Non gli era difficile raccontare gli  esuli, i soldati feriti, la popolazione civile stremata perché conosceva molto delle esperienze di coloro che aveva ritratto, e poi, egli stesso era stato un rifugiato politico era nato a Budapest nel 1913 e in giovent&ugrave; si trasfer&igrave; a Berlino dove inizier&agrave; la grande carriera di fotoreporter, ma conoscer&agrave; ben presto in prima persona la fame, il dolore della perdita, la fuga dalla furia antisemitista nazista, esperienze che lo portarono a provare una profonda empatia e una fratellanza con i protagonisti delle sue fotografie. Nella mostra torinese non verranno presentate solamente fotografie belliche, per non etichettare Robert Capa fotografo di guerra, vengono proposte al pubblico anche scatti di personaggi famosi: dai pittori Matisse, a  Pablo Picasso (foto 2), lo  scatto eseguito nel maggio 1944 a Londra su un letto di ospedale allo  scrittore  Ernest Hemingway, Ingrid Bergman, dimostrando cos&igrave; che la sua capacit&agrave; era anche quella di catturare immagini che sapessero trasmettere sensibilit&agrave; arguzia e gioia. La mostra aperta fino al 14 luglio prossimo sar&agrave; patrocinata dal comune di Torino , organizzata dalla casa editrice d'arte Silvana Editoriale in collaborazione con Magnum Photos, celebre agenzia fotografica di cui Robert Capa fu uno dei soci fondatori.]]></description>
					<pubDate><![CDATA[Thu, 25 Apr 2013 11:51:02 GMT]]></pubDate>
                </item>
			
			
				<item>
					<title><![CDATA[Torino - L'Archivio di Stato presenta una mostra sull'architettura di fine Settecento]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.culturalnews.it/dettaglio.asp?ID=22104]]></link>
					<description><![CDATA[All' Archivio di Stato di Torino si pu&ograve; visitare  fino al 30 aprile prossimo (ingresso gratuito) un'interessante mostra: "Il Re e L'Architetto. Viaggio in una citt&agrave; perduta ritrovata". Il progetto espositivo che  si propone al pubblico torinese, &egrave; un viaggio per met&agrave; immaginario di una citt&agrave; sognata da Vittorio Amedeo II, da Juvarra, Castellamonte, Benedetto Alfieri e solo in parte realizzata, insomma un percorso virtuale nella Torino di fine Settecento tra urbanistica e architettura  privata e pubblica. La mostra illustra la vita di edifici, alcuni tutt'ora esistenti, altri oggi scomparsi ma ancora visibili nel 1781, anno in cui veniva pubblicata la famosa Guida di Torino curata da Onorato Derossi, e presa come riferimento di questa rassegna. L'esposizione contempla una serie di documenti progettuali  iconografici d'epoca, alternandosi con modelli tridimensionali in grande scala, realizzato dall'architetto Gianfranco Gritella (curatore di restauri di edifici storici), il quale avvalendosi dell'aiuto di modelli virtuali digitali – spiega- nel suo intervento nello stupendo catalogo promosso dal Consiglio Regionale del Piemonte edito da Hapez : "Ci&ograve; che la mostra intende illustrare &egrave; anche la singolare confluenza, a cavallo tra il XX e XXI secolo, di fattori legati alla rappresentazione dell'architettura e al modo di indagare per comprendere e restaurare l'architettura storica". La visita della mostra inizia dalla Porta Susina, alla casa studio di Filippo Juvarra costruita in Torino e demolita durante il periodo fascista, via, via, passando per i palazzi del potere comunale, statale religioso. Il ponte sul Po, riportato nello splendido quadro del Bellotto, per approdare alle residenze extraurbane di Stupinigi, Venaria, Rivoli, il retti lineamento di Via Dora Grossa (oggi via Garibaldi) che comport&ograve; l'abbattimento di numerosi edifici con il rifacimento di moderne case, sul nuovo filo delle facciate. In mostra verr&agrave; esposto il progetto settecentesco lungo sette metri, che ha il singolare primato di essere uno dei documenti progettuali di dimensioni maggiori nell'urbanistica europea di quegli anni. Il modello tridimensionale della struttura lignea della cupola della Palazzina di Stupinigi né  testimonia la capacit&agrave; di architetti e maestri carpentieri di utilizzare in maniera innovativa tutte le risorse che la tecnologia dell'epoca metteva a loro disposizione. La mostra mette in evidenza l'opera incessante condotta dal primo re sabaudo Vittorio Amedeo II, che per modernizzare lo Stato tocc&ograve;  un po' tutti i settori della societ&agrave; piemontese e della vita pubblica, nel corso dei vari decenni del suo regno. Dalla redazione del catasto alla modernizzazione dell'Universit&agrave;  di Torino, divenuta modello per la riforma della Sorbona e di molti altri atenei. A illustrare tutto questo sono chiamate l'ausilio di 150 immagini, per documentare un percorso di 23 tappe alla ricerca di quella citt&agrave;,come dicevamo all'inizio, prima sognata, poi parzialmente perduta e infine ritrovata, almeno nella memoria storica. Il tutto &egrave; stato organizzato dall'Archivio di Stato di Torino, con l'Associazione Amici dell'Archivio, l'Archivio Storico della Citt&agrave; di Torino, lo Studio Gritella e Associati. Sostengono l'iniziativa la Compagnia di San Paolo, il Consiglio Regionale del Piemonte, la Citt&agrave; di Torino, la Provincia di Torino, hanno contribuito anche la Fondazione CRT, la Camera di Commercio di Torino e l'Alleanza Toro Assicurazioni. Orario marted&igrave;-venerd&igrave; 10-18, sabato e domenica 15-19.]]></description>
					<pubDate><![CDATA[Tue, 02 Apr 2013 15:53:54 GMT]]></pubDate>
                </item>
			
			
				<item>
					<title><![CDATA[Villa Manin Passariano Udine, tutta la pittura di un Tiepolo mai visto prima]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.culturalnews.it/dettaglio.asp?ID=22093]]></link>
					<description><![CDATA[Specchiarsi nella luce emozionarsi nel colore della pittura di Gianbattista Tiepolo a Villa Manin di Passariano in provincia di Udine lo possiamo fare fino al 7 aprile prossimo. Una mostra da non perdersi, sotto tutti gli aspetti. Attraverso la  pittura di Giambattista Tiepolo, forse, troveremo quella speranza e sicurezza nel ripartire. Dopo 41 anni dalla grande esposizione che Villa Manin allest&igrave;  esattamente nel 1971  per celebrare i duecento anni dalla morte del pittore. L'evento segn&ograve; un punto magico e di fortuna per la critica e la ribalta della sua pittura Tiepolitiana, oggi, grazie a quell'evento viene apprezzata in tutto il mondo. Vengono presentati oltre sessanta dipinti di straordinaria dimensione (come affermava l'artista nelle sua esplicita dichiarazione: "Li pittori devono procurare di riuscire nelle opere grandi ….. quindi la mente del Pittore deve sempre tendere al Sublime, all'Eroico, alla Perfezione"…)  l'iniziativa continua attraverso settanta disegni  disposti all'interno di un percorso cronologico e tematico, il quale vuole descrivere lo sviluppo della carriera artistica del Tiepolo. I curatori della mostra  Giuseppe Bergamini, Alberto Craievich e Filippo Pedrocco, hanno indagato sul processo creativo soffermandosi su alcuni aspetti meno noti della sua produzione. Resta con tutto ci&ograve; senza ombre di dubbio che il Tiepolo &egrave; il pittore veneziano pi&ugrave; celebre del Settecento. L'esposizione di Villa Manin si apre esponendo un capolavoro giovanile di alto livello simbolico  come: "Apelle che dipinge Campaspe" del Museum of Fine Arts di Montreal, accanto a quest'opera vengono accostati dei disegni giovanili alcuni per la prima volta esposti al pubblico. Nelle sale successive, si prosegue con una nutrita serie di disegni, fra i quali quelli su carta azzurra. La seconda parte della mostra presenta in modo cronologico i dipinti eseguiti dal Tiepolo durante tutta la sua attivit&agrave;, si notano i primi capolavori: tele dove l'artista sprigiona tutta la sua irruenta capacit&agrave; espressiva con i pennelli, dove si possono notare i soggetti iconografici particolarmente ricercati dai committenti, che non solo appartenevano all'antico patriziato, nuovi nobili si affacciavano, al mondo dell'arte, i quali avevano raggiunto uno status  attraverso l'esborso di cifre cospicue erigendo costruzioni di sontuosi palazzi  splendidamente decorati. La fantasia dell'artista &egrave; subito riconosciuta come l'unica in grado di rendere plausibili macchinose allegorie celebrative. Dopo aver portato a termine per la famiglia Dolfin la decorazione ad affresco del palazzo patriarcale di Udine e le grandiose tele per il salone del loro palazzo veneziano "Annibale contempla la testa di Asdrubale" proveniente dal Vienna Kunsthistorischs Museum.  L'artista parte per  Milano chiamato ad  affrescare il palazzo Archinto; quindi a Bergamo per decorare la Cappella Colleoni, per il Tiepolo, questa commissione &egrave; la definitiva consacrazione del suo riconoscimento al pi&ugrave; grande decoratore del suo tempo questo primato le rimarr&agrave; fino alla sua morte avvenuta improvvisamente a Madrid il 27 marzo 1770 il cui corpo verr&agrave; seppellito nella chiesa di San Martin e in seguito distrutta. Verso il 1730 Tiepolo muta in modo sostanziale il proprio modo di dipingere, trasportando nella pittura ad olio l'abbagliante luminosit&agrave; dei propri affreschi. L'esempio viene dato dall'opera con Zeffiro e Flora (adoperato come richiamo alla grande mostra e come immagine per il catalogo che accompagna la mostra - Foto1)  per Palazzo Pesaro oggi Ca' Rezzonico a Venezia questo &egrave; il primo lavoro quando rientra dal soggiorno in Lombardia. Attorno alla met&agrave; del Settecento viene impegnato in smisurati cicli ad affresco, i pi&ugrave; vasti ed ambiziosi che egli abbia mai compiuto, la mostra ne riporta alcuni come il "Nettuno offre doni a Venezia" (Foto2). Per testimoniare le sue ultime grandi commissioni vengono esposti capolavori come "Santa Tecla libera la citt&agrave; di Este dalla pestilenza" (Foto 3) lavoro eseguito per il duomo della citt&agrave; di Este e probabilmente la critica lo ritiene sia il suo unico immenso capolavoro dell'arte sacra. L'intera Regione del Friuli Venezia Giulia &egrave; mobilitata per questa grande mostra: "Giambattista Tiepolo Luce, forma, colore, emozione"  di Villa Manin, per l'occasione si possono visitare il celebre ciclo di affreschi eseguiti dal Tiepolo nel Palazzo Patriarcale di Udine; mentre Trieste riserva al visitatore un patrimonio immenso composto all'incirca da 250 disegni di Giambattista Tiepolo. Tutto il percorso espositivo da un'idea di questo grande artista che ha affascinato con la sua arte tutta l'Europa del Settecento, e continua a stupirci  ed emozionarci tutt'oggi.]]></description>
					<pubDate><![CDATA[Tue, 26 Mar 2013 19:25:58 GMT]]></pubDate>
                </item>
			
			
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					<title><![CDATA[Brescia - mette in mostra le opere delle proprie collezioni con: "Novecento mai visto".]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.culturalnews.it/dettaglio.asp?ID=22086]]></link>
					<description><![CDATA[Proprio cosi. Il polo museale di Santa Giulia a Brescia apre al pubblico una strepitosa esposizione dal titolo: "Novecento mai visto" (Foto 1). In realt&agrave; sono due: una espone capolavori provenienti dalla Daimler Art Collection, costola artistica della  Mercedes Benz nata nel 1977, che  attualmente vanta all'incirca duemila opere. La seconda sempre nello stesso complesso museale sono esposti capolavori provenienti dalle collezioni bresciane  Da de Chirico  a Cattelan e oltre. In occasione della Mille Miglia dell'anno passato i dirigenti della Daimler Art Collettion, sono rimasti affascinati dal luogo museale di Santa Giulia, proponendo alle istituzioni bresciane allestimento di questa mostra dell'arte moderna mai avvenuta prima in Italia. L'esposizione  curata dalla Direttrice della Fondazione Daimler Renate Wiehager, la quale fa iniziare il percorso attraverso una scalinata ridisegnata completamente dall'artista svizzero Nic Hess,  e ponendo sul percorso alcune opere realizzate da Luca Trevisani giovane artista milanese, a Madeleine Boschan (Berlinese) a Ruppert Norfolk londinese. Il punto di partenza della mostra "Novecento mai visto" sono alcuni capolavori del modernismo classico, presenti alcuni lavori eseguiti dalla scuola tedesca Bauhaus, fondata nel 1919 la quale riun&igrave; in un unico progetto tutte le discipline pratico artistiche: pittura, scultura, architettura, arti applicate e artigianato. La seconda parte della mostra &egrave; dedicata al movimento Zero, fondato nel 1957 da Heinz Mack e Otto Piene, Enrico Castellani, Dadamaino, Getulio Alviani, Francois Morellet, attraverso le opere esposte,  si nota come il movimento poneva le basi per l'Arte Concettuale e il Minimalismo in Europa. La successiva sezione ospita i classici del movimento Minimal Art del Nord America e della Germania, si ammirano i lavori di Donald Judd, Sol LeWitt, ecc. Nell'ambito dell'arte contemporanea, sono presenti nella mostra bresciana "Novecento mai visto" cinque opere monografiche come: l'Arte Concettuale e il Ready-made. Questi gruppi di lavoro furono firmati da Andy Warhol, John M. Armleder, Sylvie Fleury, Philippe Parreno e Martin Boyce, furono acquistati dalla Daimler Collection 25 anni or sono, attualmente costituiscono un nucleo importante per l'istituzione artistica tedesca. Dal 2000 la collezione ha esteso i suoi confini internazionali con lavori di alto livello di artisti provenienti da Australia, Sud Africa, Asia, India e Stati Uniti. La sezione finale, viene dedicata a lavori commissionati sul tema automobilismo. Nel 1986 in occasione del centenario dell'invenzione dell'automobile la casa automobilistica Daimler Benz domand&ograve; a Andy Waarhol di improntare opere artistiche sul tema automobile, le quali, tenessero conto della mobilit&agrave; del veicolo.  Andy Warhol progett&ograve; la realizzazione di 80 opere, ma solo 35 immagini e 12 disegni furono completati e realizzate, perché nel 1987 avvenne la morte dell'artista americano. Infine questa sezione termina con sculture oggetti e video legati sempre al tema automobili, firmati da Richard Hamilton, David Hockeney, Kirsten Mosher e Vincent Szarek. La seconda mostra (se cos&igrave; vogliamo definirla) vuole mostrare le esperienze artistiche  dell'arte italiana  attraverso una selezione  dei capolavori conservati nei  musei civici ed esposti nella Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea aperta in Santa Giulia dal 1964 al 1972. La Galleria esibiva una settantina di tele provenienti dalla straordinaria collezione del bresciano Guglielmo Achille Cavellini (e depositata nei suoi padiglioni del museo) comprendente quanto di meglio e di nuovo  proponeva allora l'arte italiana e quella internazionale (da Klein a Warhol, da Rauschenberg a Hartung, da Burri a Fontana). Importanti testimonianze dell'arte del Novecento con opere di (de Chirico, Morandi Sironi) arricchirono dal 1986 le raccolte civiche con il lascito della famiglia bresciana Scalvini. Il progetto espositivo viene curata da Elena Lucchesi Ragni, con Paolo Bolpagni, Enrico De Pascale e Maurizio Mondini, e sar&agrave; visitabile fino al 30 giugno prossimo. Il percorso inizia con rendere omaggio a Cavellini sia come artista che collezionista. Durante la sua esistenza terrena aveva creato un clima "d'avanguardia" nella citt&agrave; bresciana, con l'apertura di nuove gallerie e il costituirsi di grandi raccolte private sulla pittura e sull'arte. Grazie a questo movimento e ancora oggi esistenti in citt&agrave; si pu&ograve; delineare un percorso dell'arte italiana dai primi del Novecento agli anni Settanta. In mostra potremo ammirare dei capolavori fin'ora mai visti. La prima sezione viene presentata un'opera di propriet&agrave; dei Civici Musei del concittadino Romolo Romani, che fu uno dei primi firmatari del "Manifesto dei pittori futuristi". "Immagine" (Foto 2) del 1908 &egrave; posta all'apertura della mostra, sono gli anticipi di quella pittura sperimentale non figurativa emergenti nei primi del Novecento. L'artista scomparir&agrave; prematuramente nel 1916. La seconda sezione si apre  con  dipinti dei Musei sempre in ambito futurista (Gerardo Dottori, Julius Evola, Gino Galli), ecc. la sezione si conclude con la celebre tela di Depero: "Ritratto psicologico dell'aviatore Azari" (collezione privata). L'opera  venne donata dall'autore allo stesso Azari nel 1922 in occasione dell'Esposizione Internazionale Futurista di Torino. Nella terza sezione vengono messi a confronto tre notevoli dipinti di natura morta eseguiti da Giorgio de Chirico; Giorgio Morandi (Foto3 Musei  Civici), e Gino Serverini. Seguono due tele degli anni Quaranta di Mario Sironi (Composizione e Doppia Figura). La quarta sezione in riferimento al dopoguerra  dove l'arte italiana gode un periodo di grande fermento, in questo spazio le opere rappresentate si potrebbero condensare in tre definizioni: "gesto, segno, materia". La quinta sezione &egrave; interamente dedicata a Guglielmo Achille Cavellini, mentre la sesta ed ultima sezione &egrave; dedicata all'"Arte Povera".  Accompagna l'evento un esauriente catalogo edito da Grafo. Per le imminenti vacanze pasquali, le mostre bresciane e la riapertura del Capitolium l'area archeologica romana saranno delle eccellenti mete da non trascurare: "Brescia vi sorprender&agrave;", cos&igrave; recita lo slogan pubblicitario degli eventi. Informazioni e ticket online: 030 2977833-34.]]></description>
					<pubDate><![CDATA[Sun, 24 Mar 2013 12:34:57 GMT]]></pubDate>
                </item>
			
			
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					<title><![CDATA[Venaria Reale  mostra sul Maestro del Rinascimento: Lorenzo Lotto nelle Marche]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.culturalnews.it/dettaglio.asp?ID=22075]]></link>
					<description><![CDATA["Angelo annunziante" (Foto 1) &egrave; il richiamo alla mostra fino al 7 luglio prossimo nelle sale delle Arti  al primo piano della Reggia di Venaria, dove &egrave; allestita un'interessante mostra del maestro del Rinascimento:" Lorenzo Lotto nelle Marche". Una ventina di opere, tra le quali, una decina provengono dalla rassegna del Museo di Pushkin di Mosca. Il curatore della mostra Gabriele Barucca nell'illustrare la mostra: "spiega, il perché dell'integrazione con altre opere al percorso espositivo, &egrave; quello di dare all'esposizione una connotazione pi&ugrave; scientifica". L'occasione di questa iniziativa &egrave; quella di riunire splendidi capolavori di Lorenzo Lotto, provenienti da pi&ugrave; istituzioni museali, e difficilmente visibile in una sola volta, inoltre la scelta vuole ricondurre  ai vari soggiorni che fece  nelle citt&agrave; delle Marche,  o le varie  committenze  avute. Attualmente questi quadri impreziosiscono i nostri musei Italiani. Il progetto, &egrave; un'occasione,  di presentare il restauro dell'affresco raffigurante "San Vincenzo Ferrer" della chiesa di Recanati, lavoro eseguito dal Centro di Conservazione e di Restauro della Venaria Reale. Una mostra di grande raffinatezza come lo &egrave; l'artista Lorenzo Lotto veneziano nato nel 1480 che  attraverso queste venti opere esposte si coglie la sua sensibilit&agrave; e nel medesimo tempo le inquietudini del tempo che il maestro attraversava. Una delle sezioni che la mostra offre sono i ritratti dove il Lotto fissa la verit&agrave; del personaggio effigiato. La ritrattistica &egrave; una tematica dominante della sua attivit&agrave;. In ordine cronologico vengono mostrati: il ritratto di Lucina Brembate (Foto 2), si presume sia stato realizzato intorno all'anno 1523, quando l'artista trascorreva dei periodi felici a Bergamo riconducibili agli anni 1513-1525 il rebus assale il visitatore in quanto per l'identificazione del nome della dama. "Il ritratto di domenicano del Convento di Zanipolo, da identificare in Marcantonio Luciani  eseguito nel 1526, quando Lotto rientra nella sua citt&agrave; natale e trova alloggio nel convento domenicano dei Santi Giovanni e Paolo (questo dipinto attualmente appartiene ai Musei Civici di Treviso). Durante il soggiorno di Treviso durato tre anni nel 1542  esegue il "Ritratto di Gentiluomo con guanti" (Foto 3) il personaggio effigiato &egrave; riconducibile al ricchissimo notaio Liberale Pinidello conservato attualmente alla Pinacoteca di Brera. Quest'opera oggi esposta negli splendidi spazi  della Reggia Sabauda,  viene considerato  uno dei capolavori assoluti della ritrattistica del Cinquecento. Una mostra che rende testimonianza ad un grande pittore del Cinquecento. La critica lo ha riscoperto solo nel secolo passato, trascorrendo quasi quattro secoli nella pi&ugrave; totale indifferenza. Una nota curiosa. Lorenzo Lotto, pass&ograve; quasi tutta la sua vita lontano dalla sua citt&agrave; natale (Venezia) in quanto i suoi concittadini non lo avevano mai considerato e apprezzato, preferendo alle sue opere  quelle dei suoi grandi coetanei: Giorgione, Palma il Vecchio e Tiziano. Anche per lui &egrave; valso quel lontano detto: "Nessuno &egrave; profeta in patria". La mostra si avvale di due istituzioni: la Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici  Etnoantropologici  delle Marche e la Reggia di Venaria Reale. "Lorenzo Lotto nelle Marche" &egrave; la prima tappa di quel "Viaggio in Italia"  Tutto in una Reggia. Nel mese di maggio ci condurr&agrave; in Calabria per conoscere attraverso una grande mostra  la pittura di Mattia Preti, mentre in autunno sar&agrave; la volta del Veneto con Paolo Veronese e i Bassano. Informazioni e prenotazioni: 011 4992333 - www.lavenaria.it]]></description>
					<pubDate><![CDATA[Wed, 20 Mar 2013 19:12:43 GMT]]></pubDate>
                </item>
			
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