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		<title>Culturalnews.it RSS Cultura</title>
		<description>Feed dello Sport di CulturalNews</description>
		<link>http://www.culturalnews.it/rss/rss_cultura.asp</link>
		
				<item>
					<title><![CDATA[UT PICTURA POESIS… e il Minimuseo apre la Settimana della Cultura.]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.culturalnews.it/dettaglio.asp?ID=16741]]></link>
					<description><![CDATA[Evento singolare quest'anno al Minimuseo di San marco in Lamis (FG) per l'ennesima Settimana della Cultura curata da Nicola M. Spagnoli. Singolare  perch&egrave; sviluppa visivamente la celebre locuzione oraziana dalla "Lettera ai Pisoni" la nota Ars poetica che tutt'oggi rappresenta uno dei testi fondamentali di Estetica.

Plurale  perch&egrave; mette a confronto due personalit&agrave; creative emergenti, una giovane pittrice che per le sue opera si ispira prevalentemente a poeti ed un giovanissimo poeta che considera, com'e' giusto, la poesia al pari dell'espressione figurativa e quindi esercita la sua maestria, parallelamente, anche in campo pittorico. 

Plurale anche perch&egrave; &egrave; l'ideale prosecuzione del celebre De Pictura/Ut Pictura poesis del Palazzo dei Congressi di Roma di circa 20 anni fa, una mostra epocale a cura di Claudio Strinati e Paola Watts a cui partecip&ograve; lo stesso N. M. Spagnoli ora nelle vesti di curatore.

Annalisa Nardella e Francesco Paolo Maria Giuliani, garganici che guardano oltre le loro montagne, con gli occhi soprattutto della mente e della fantasia. Se la pittura e' una poesia muta, certamente la poesia deve essere una pittura cieca ma come in un celebre dipinto di Pieter Bruegel il Vecchio, la "parabola" di Capodimonte (dove il contraltare della tragedia e' nella calma serafica del paesaggio) cos&igrave; nelle poesie di Francesco Paolo a cui anche Annalisa, per l'occasione, si e' ispirata per le presenti opere, al "delirio" della sopraffazione che aleggia nelle sue poesie, si contrappone la voglia comunicativa pervicacemente ricercata cosa estremamente positiva e costruttiva oggi in un giovane. 

Annalisa che per l'occasione ha ritenuto opportuno ispirarsi proprio alle poesie di Giuliani, gradatamente ma inesorabilmente, e con ottimi risultati, si sta spostando sul fronte astratto, quasi una cancellazione progressiva di quanto fatto finora anche se nelle sue "macchie"colorate ancora possiamo intuire quei corpi e quei volti del silenzio che fino a ieri erano una caratteristica della sua arte. Volti che per&ograve;  ritroviamo nelle opere, le ultime pittoricamente pure, di Francesco Paolo, cos&igrave; dense di colori crepuscolari, trasudanti sudore e sofferenza: un rigurgito di transavanguardia che, come in un ricorso storico, lo sta portando ad un citazionismo rinascimentale, naturalmente pi&ugrave; adeguato ai tempi.

Dal 17 al 25 aprile 2010  al Minimuseo di San Marco in Lamis (Fg) orario  18.00-21.00]]></description>
					<pubDate><![CDATA[Wed, 10 Mar 2010 12:20:46 GMT]]></pubDate>
                </item>
			
				<item>
					<title><![CDATA[Lean "La voce della terra" . La cantante norvegese debutta con "Mother" e incanta il mondo]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.culturalnews.it/dettaglio.asp?ID=16738]]></link>
					<description><![CDATA[GREENPEACE  la sceglie come testimonial. AL GORE  la vuole in tutti i suoi eventi. IL PRINCIPE ALBERTO DI MONACO  la elegge ambasciatrice della  "Notte delle Associazione" per la Norvegia

La cantante norvegese Lin Sofie Andersen, in arte Lean, debutta con il suo primo singolo "Mother" e strega i grandi della Terra. 
Cresciuta in una famiglia di musicisti, Lean ha cominciato a scrivere canzoni all'et&agrave; di 16 anni, iniziando a frequentare l'ambiente musicale di Oslo. Apprezzata in Norvegia e corteggiata dalle case discografiche, decide di trasferirsi a Los Angeles dove viene notata, oltre che per la sua avvenenza, per la sua voce estremamente particolare, che ha delle peculiarit&agrave; che ricordano quella di Bonnie Tyler o Kim Karnes.

E' l'incontro con il produttore Pino Toma a cambiarle la vita, da un punto di vista professionale. Con lui concepisce "Mother", singolo che vuole richiamare l'attenzione sul rispetto per l'ambiente, per la "Patcha Mama" che ci ha accolto sin dalla nostra nascita e che, proprio per questo, dovremmo rispettare. Il singolo &egrave; supportato da un video girato interamente a Capo Nord: un video che punta il dito sulle problematiche ambientali del nostro Pianeta ed in particolare sul surriscaldamento globale. 

Proprio questa scelta "editoriale" la impone all'attenzione di GREENPEACE che, oltre a collaborare alla produzione del video, fornendo immagini inedite in esclusiva, l'ha voluta come sua testimonial.
Della canzone "Mother" sar&agrave; realizzata una versione solo per le radio ed una extended version, di circa 10 minuti, nella quale 15 personaggi di fama internazionale (da Leonardo Di Caprio ad Al Gore, da George Clooney a Rod Stewart) daranno un loro contributo pronunciando una frase per sensibilizzare il mondo tutto verso il global warming.
Tutti i proventi di "Mother" saranno devoluti a favore dell'organizzazione Greenpeace.

Sempre nell'ambito della collaborazione con Greenpeace, Lean realizzer&agrave; nei prossimi mesi un singolo con la collaborazione di artisti internazionali, realizzando un video in Equador. Proprio in questo ambito la ‘AlGore.org' ha confermato il desiderio di avere l'artista in tutti gli eventi da loro organizzati.
L'interesse nei confronti di questa artista dalla voce e dalla personalit&agrave; graffiante lo ha dimostrato anche il Principe Alberto di Monaco che ha dichiarato pubblicamente di volerla come ambasciatrice per la Norvegia della "Notte delle Associazioni", prestigiosissimo evento annuale da lui patrocinato. 

Parallelamente alla collaborazione con Grennpeace, &egrave; in fase di lavorazione un album poprock di altissimo livello proiettato verso tutti i mercati internazionali grazie anche agli accordi stipulati con le pi&ugrave; importanti majors discografiche. 
L'album, intitolato "Thank You", uscir&agrave; in contemporanea in tutto il mondo. Attualmente la produzione sta selezionando i migliori tra gli 80 brani pervenuti da compositori di livello internazionale che hanno scritto per Celine Dion, Jennifer Lopez, Westlife ed altri, e di questi gi&agrave; 6 sono in fase di pre-produzione.
L'album conterr&agrave; al suo interno 13 brani pop-rock nei quali Lean pu&ograve; muoversi fra ballads e brani decisamente pi&ugrave; rock, cos&igrave; come &egrave; nella sua natura.]]></description>
					<pubDate><![CDATA[Tue, 09 Mar 2010 14:44:13 GMT]]></pubDate>
                </item>
			
				<item>
					<title><![CDATA[A Bari l'interessante mostra: Metal Fence/Betty Bee un racconto a maglie strette]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.culturalnews.it/dettaglio.asp?ID=16737]]></link>
					<description><![CDATA[Le insospettabili vie dell'Arte Moderna e Contemporanea possono svilupparsi anche a partire da un filo di ferro. Ed &egrave; proprio nella cornice di questa apparentemente semplice forma, prodotto dei materiali pi&ugrave; presenti nella vita quotidiana, allegoria dei temi nei quali viviamo al giorno d'oggi, che viene proposta una interessante Mostra d'Arte nella splendida citt&agrave; marinara di Bari.

Si inaugura infatti gioved&igrave; 11 marzo 2010 alle ore 20.30, nello storico Palazzo Barone Ferrara sede della Banca Meridiana di Bari, la mostra METAL FENCE a cura di Anna Saba Didonato, dedicata a Betty Bee, poliedrica artista napoletana di statura internazionale, che vanta numerose partecipazioni in importanti sedi italiane ed estere, dal PAN di Napoli all&acute;Istituto Italiano di Cultura a New York, dal MAXXI di Roma alla Biennale di Venezia. 

La sede espositiva &egrave; prestigiosa e ricca di Storia ma anche di rilevanza negli accadimenti sociali e collettivi pi&ugrave; recenti. Nello spazio espositivo del Palazzo Barone Ferrara - edificio ottocentesco che l&acute;istituto bancario ha scelto di aprire alla citt&agrave; dopo un lungo restauro, dotandolo di un Auditorium completo delle pi&ugrave; moderne tecnologie audiovisive - si alternano opere differenti per tecniche e periodi biografici, tra cui opere del recente progetto "Effetto Serra", esito della riflessione dell'artista sul riscaldamento globale del pianeta; il video "Il giorno della Creazione", intervista rilasciata dall'artista ad Achille Bonito Oliva per RAI CULT, e il "Mappa Cubo" che, ripercorrendo le vicende biografiche di Betty Bee, narra con tratto fumettistico episodi salienti della vita dell'artista, palesandone sofferenze e miserie senza alcuna remora.

E cos&igrave; la Puglia, la sua citt&agrave; capoluogo, ci raccontano ancora una volta quel Sud che non ti aspetti, spesso sottaciuto dai media nazionali, poco focalizzato e valorizzato ma che –invece- mostra ampi sprazzi circa una realt&agrave; comunicativa, artistica e creativa fatta a "macchia di leopardo". La Puglia &egrave; una di queste "macchie" che propongono –eccome- realt&agrave; tutte improntate al Futuro, una dimensione quindi gi&agrave; oltre un Presente che -in verit&agrave;- sta alquanto stretto nelle definizioni che vengono inappropriatamente applicate a questa regione d'Italia.

Come annota oculatamente Anna Saba Didonato -storica dell'Arte e curatrice indipendente della esibizione barese- la mostra "Metal Fence" offre una "lettura diacronica della storia artistica ed esistenziale di Betty Bee, assumendo come paradigma analitico quella rete metallica che -nel corso del tempo- &egrave; stata oggetto di una progressiva e silenziosa azione di risemantizzazione da parte dell'artista". Il significato della Rete Metallica viene isolato e declinato in cinque concetti diversi, quale limite alla crescita personale, rifugio e protezione della propria vita e di quella altrui, rete protettiva contro le contraddizioni del mercato dell'arte, riflessione su tematiche di pi&ugrave; ampio respiro, come l'ecologia. 

Anna Saba Didonato, storica dell'Arte di grande acume e grandemente vicina allo Spirito dei Tempi, curatrice museale dell'esibizione barese ha davvero a cuore questa mostra barese: nelle sue presentazioni e nei testi che illustrano i contenuti di "Metal Fence" lascia intravedere anche una verve ed una vitalit&agrave; che rendono sanguigna e vitale l'Arte Contemporanea che –noi crediamo- mai sar&agrave; sufficientemente riconoscente per figure come la sua. La Didonato, nell'introdurre la "cifra" pi&ugrave; specifica dell'Artista, indica anche che in "METAL FENCE" si evidenzia come il percorso artistico di Betty Bee sia segnato da un progressivo processo di emancipazione dalla sussistenza materiale e morale, in cui l'aggressivit&agrave; e la voglia di scandalizzare degli esordi lasciano il posto a una riflessione meno ripiegata su se stessa, pi&ugrave; pacata e attenta ai temi di interesse sociale.

Nata a Napoli nel 1963, fin dagli esordi nei primi anni ‘90, Betty Bee fa emerge chiaramente la peculiarit&agrave; della sua cifra stilistica: un'osmosi perfetta tra arte e vita, in cui l'opera coincide con l'esistenza e viceversa, senza soluzione di continuit&agrave;. Le opere di Betty Bee sono narrazione plastica del suo vissuto, segnato dalla precoce morte della madre, da un'adolescenza difficile, dalle violenze subite entro le mura domestiche, dall'ammirazione per il mondo dei transessuali. 

Un'esistenza difficile, da cui l'artista si difende convogliando la sua energia in un trasformismo irruente e nell'impulso alla provocazione e allo scandalo, sperimentando una pluralit&agrave; di forme espressive, dalla perfomance alla pittura, dalla scultura al video, dalla fotografia all'arte orafa.
La Mostra barese consente di verificare non solo lo spessore evolutivo del "discorso" artistico di Betty Bee ma anche di dipanare la matassa delle oleografie e degli orpelli pre-concetti troppo semplicisticamente utilizzati nel linguaggio corrente a proposito del Sud e della Puglia nello specifico, come pi&ugrave; sopra accennato. Si tratta quindi di un'occasione da non perdere anche per capire in quale direzione, in quale luogo nello Spazio/Tempo stiamo effettivamente andando, ognuno di noi e tutti noi intesi come consorzio civile e collettivit&agrave;.



METAL FENCE/BETTY BEE
Un racconto a maglie strette
a cura di Anna Saba Didonato
Inaugurazione 11 marzo 2010 ore 20.30
Banca Meridiana, Corso Vittorio Emanuele II 112, Bari 


11 MARZO - 17 APRILE 2010
Ingresso libero 
Giorni: dal luned&igrave; al venerd&igrave;. Chiuso il sabato e la domenica
Orari: 9.30-13.00/15.00-19.00
Organizzazione e produzione PRIME MULTISERVICE
info@primemultiservice.com  www.primemultiservice.com

Catalogo prodotto da Eclettica_ Cultura dell'Arte
Edito da Rotas, Barletta 
Conversazione con l'artista a cura di Giusy Caroppo
Testo critico di Anna Saba Didonato

Cooperazione della Galleria IL PONTE CONTEMPORANEA, Roma]]></description>
					<pubDate><![CDATA[Tue, 09 Mar 2010 11:48:06 GMT]]></pubDate>
                </item>
			
				<item>
					<title><![CDATA[È scomparso Attilio Stazio archeologo e massimo esperto della Magna Grecia]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.culturalnews.it/dettaglio.asp?ID=16735]]></link>
					<description><![CDATA[Il professore, che quattro anni fa era stato insignito dalla Presidenza della Repubblica della medaglia d'oro per i suoi meriti culturali, &egrave; deceduto a Napoli a 87 anni. Stazio &egrave; stato archeologo di fama internazionale e massimo esperto dei territori magno greci. 

Per quasi mezzo secolo &egrave; stato l'artefice dei Convegni di Taranto in cui esperti e archeologi annunciavano studi e scoperte sui siti della Magna Grecia. Brillante ed arguto, si era laureato appena ventenne all'Universit&agrave; di Napoli, e ha bruciato le tappe di una carriera prestigiosa, diventando in breve docente universitario di Numismatica classica presso l'ateneo federiciano, cattedra che ha conservato per quasi mezzo secolo. 

Direttore del Medagliere e del Museo Archeologico di Napoli, &egrave; stato anche Soprintendente in Puglia, dando impulso alla nascita dell'Universit&agrave; di Lecce, di cui ha rivestito la Presidenza. Numerose, le cariche che ha ricoperto tra cui: fondatore del Dottorato di Ricerca in Archeologia e Direttore della Scuola di Specializzazione sempre in  ArcheologiaM; Presidente del Circolo Numismatico, sia in campo nazionale ed internazionale, e  membro di Istituti di cultura di chiara fama (Royal Numismatic Society, American Numismatic Society, Deutsches Archaeologisches Insitut, Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria).]]></description>
					<pubDate><![CDATA[Tue, 09 Mar 2010 08:10:46 GMT]]></pubDate>
                </item>
			
				<item>
					<title><![CDATA[Alla GNAM: Attraverso le collezioni II,  quadro scultura – scultura quadro]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.culturalnews.it/dettaglio.asp?ID=16734]]></link>
					<description><![CDATA[ATTRAVERSO LE COLLEZIONI II quadro  scultura – scultura quadro 11 marzo 2010 –2 maggio 2010

In occasione della presentazione dei due volumi "Galleria Nazionale d'Arte Moderna &amp; MAXXI  le collezioni 1958-2008", la Galleria Nazionale D'Arte Moderna inaugura la mostra:
Attraverso le collezioni II,  quadro scultura – scultura quadro
	
	L'esposizione fa parte di un programma di rotazione delle collezioni attraverso il quale il museo presenta opere mai o non regolarmente esposte al pubblico. Questa formula, intitolata Attraverso le collezioni, intende offrire una conoscenza pi&ugrave; approfondita e mirata del ricco patrimonio del museo.
	In questa occasione gli artisti, provenienti da ambiti di ricerca diversi, sono accomunati da una tendenza che inizia a manifestarsi a partire dalla fine degli anni quaranta ma raggiunge la diffusione internazionale negli anni sessanta. 
	Udo Kulterman, nei suoi saggi Nuove dimensioni della scultura (1967) e Nuove forme della pittura (1969), definisce cos&igrave; questo fenomeno: "…Le tecniche, risalenti alla scultura tradizionale del forgiare, del fondere, dello scolpire, del saldare trovano impiego quanto i nuovi mezzi (collage, calchi diretti, configurazioni industriali di materiali sintetici, magnetismo, elettricit&agrave; e differenze di pressione)…Anche numerosi pittori si servono oggi di elementi plastici ovvero tentano di penetrare, pur con gli strumenti loro propri, nello spazio …"

	Nelle opere selezionate per la mostra, realizzate dalla met&agrave; degli anni Cinquanta ai primi anni Novanta, non si riscontra  dunque una netta diversit&agrave; tecnica tra scultura e pittura e ci&ograve; permette l'uso di un linguaggio spregiudicato che sperimenta di volta in volta media nuovi e diversi, creando "oggetti" difficilmente classificabili nei generi artistici tradizionali: "…oggettuale: &egrave; un indirizzo dell'arte degli anni Sessanta mirante alla costruzione…di opere dove tela, telaio, e sagomatura eventuale delle stesse costituisce un tutto unitario, quasi sempre monocromo…(Gillo Dorfles, 1964).
Questa  evoluzione dei linguaggi espressivi si colloca al centro dell'importante dibattito artistico internazionale che ha del tutto cambiato l'approccio critico e la lettura estetico concettuale dell'opera d'arte contemporanea
In una introduzione al ciclo delle attivit&agrave; didattiche della Galleria nazionale d'arte moderna 1972-1973 tenuta il 2 dicembre 1973, Giulio Carlo Argan affermava: "…Considerando l'arte come un insieme di mezzi atti a produrre un determinato effetto, dobbiamo bens&igrave; ammettere che impiegando altri mezzi si conseguir&agrave; un diverso effetto, ma nulla ci obbliga a credere che si tratterr&agrave; di un effetto opposto, negativo. Se nella presente situazione culturale, la finalit&agrave; estetica venisse conseguita con mezzi e procedimenti diversi da quelli tradizionali dell'arte, non avremmo motivo di preoccuparci: dovremo soltanto risolvere un piccolo problema di terminologia, anzi di nomenclatura, e decidere di comune accordo se convenga seguitare a chiamare artistici oppure in altro modo i procedimenti operativi con cui si realizza e si rende fruibile il valore che chiamiamo estetico…"

Sono esposte opere di: Agostino Bonalumi, Alberto Burri, Franco Cannilla, Nicola Carrino, Mario Ceroli, Enzo Cucchi, Lucio Fontana, Marcolino Gandini, Laura Grisi, Paola Levi Montalcini, Sergio Lombardo, Carlo Lorenzetti, Eliseo Mattiacci, Fabio Mauri, Sante Monachesi, Gastone Novelli,  Nunzio, Pino Pascali, Giuseppe Penone, Achille Perilli, Attilio Pierelli, Paolo Scheggi, Richard Smith, Ettore Spalletti, Cesare Tacchi.

Galleria Nazionale d'Arte Moderna - viale delle Belle Arti, 131 - 00197 Roma tel 06 32298221
cura della mostra: Massimo Mininni con la collaborazione di Stefano Marson
inaugurazione: gioved&igrave; 11 marzo 2010 alle ore 17
apertura al pubblico: venerd&igrave; 12 marzo 2010
costo del biglietto: intero (museo e mostre) € 10;    ridotto € 8 per la fascia di et&agrave; compresa tra i 18 e i 25 anni per gli insegnanti; 
 gratuito per la fascia di et&agrave; compresa dai 0 ai 17 anni e dai 65 in poi  per gli insegnanti di arte e     architettura e per  giornalisti forniti di tesserino stampa
orari: da marted&igrave; a domenica dalle ore 8,30 alle ore 19,30 (l'ingresso &egrave; consentito fino a 45 minuti prima della chiusura)
ufficio stampa electa: Gabriella Gatto tel  06 42029206 email press.electamusei@mondadori.it]]></description>
					<pubDate><![CDATA[Mon, 08 Mar 2010 20:22:31 GMT]]></pubDate>
                </item>
			
				<item>
					<title><![CDATA["Il corpo delle donne" aprir&agrave; la mostra di Anna Cammarano]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.culturalnews.it/dettaglio.asp?ID=16729]]></link>
					<description><![CDATA[Il documentario "Il corpo delle donne" che aprir&agrave; la Mostra della pittrice di Anna Cammarano, visibile dal 12 al 20 marzo nella Villa Comunale di Frosinone, ha avuto un successo inaspettato anche per le autrici/ autori. Realizzato da Lorella Zanardo, Marco Malfi Chindemi e Cesare Cant&ugrave;, &egrave; stato spesso oggetto di dibattito in varie sedi, istituzionali, culturali, associative. Il documentario propone un assemblaggio di "disgraziate immagini" in cui ragazze e donne rendono evidente una strumentalizzazione corporea, dalle nudit&agrave; alla chirurgia estetica esasperata, che male si abbina ai termini di civilt&agrave;, progresso, libera scelta.

Il Comitato Pari Opportunit&agrave; dell'Universit&agrave; degli Studi di Cassino, organizzatore della manifestazione,  ha deciso quest'anno di aprire una riflessione su uno dei fenomeni caratterizzanti la contemporaneit&agrave;: il potere pervasivo dei media nella vita quotidiana di uomini e donne; in particolare, sulle influenze negative che spesso derivano dall'uso spregiudicato del corpo femminile nella pubblicit&agrave; e nella televisione spesso non rispettoso della dignit&agrave; e delle scelte reali che ragazze e donne di questo paese fanno ogni giorno.

 In quest&acute;ottica la mostra della Cammarano vuole essere nei nostri intendimenti un ribaltamento di come il corpo femminile pu&ograve; essere visto e interpretato, in questo caso, nell'arte. Corpi che esprimono grazia, capacit&agrave;, nudit&agrave; sensate. Originaria di Rimini, la Cammarano rende omaggio con la sua arte al regista Federico Fellini, riportando sulla tela paesaggi da sogno. L'artista si ispira fortemente nel suo lavoro all'universo femminile e con la sua pittura caleidoscopica e materica rappresenta i diversi volti della donna. La danza e la musica, spesso presenti nelle sue tele, sublimano la figura femminile, facendole trascendere ogni sofferenza; donne dai tut&ugrave; come farfalle si mostrano nella loro bellezza ed eleganza. 

Interverranno: 
Michele Marini 
Sindaco della Citt&agrave; di Frosinone 
Stefania Martini 
Assessora Citt&agrave; di Frosinone 
Sviluppo economico, Innovazione tecnologica, Turismo, Industria e Agricoltura 
Narciso Mostarda 
Assessore Citt&agrave; di Frosinone 
Pubblica istruzione, Universit&agrave; e Cultura 
Ciro Attaianese 
Rettore Universit&agrave; di Cassino 
Amelia Broccoli 
Presidente del Comitato Pari Opportunit&agrave; Universit&agrave; di Cassino]]></description>
					<pubDate><![CDATA[Mon, 08 Mar 2010 15:59:11 GMT]]></pubDate>
                </item>
			
				<item>
					<title><![CDATA[Teatro: Il ritorno di Marlene]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.culturalnews.it/dettaglio.asp?ID=16716]]></link>
					<description><![CDATA[Torna sui palcoscenici italiani MARLENE  D. The Legend scritto e diretto da Riccardo Castagnari e interpretato da  QUINCE.
Lo spettacolo &egrave; reduce dalle scene parigine dove si &egrave;  aggiudicato il prestigioso premio MARIUS 2009 come miglior spettacolo musicale  dell&acute;anno -categoria adattamento francese- e la nomination a QUINCE come  miglior attore protagonista. Risultato strepitoso, dal momento che il Marius  tradizionalmente, come naturale, predilige interpreti  francesi.
Protagonista una sensuale quanto ambigua Marlene raccontata in  occasione della preparazione meticolosa di uno dei suoi leggendari concerti  con i retroscena dei suoi amori, con lo sfarzo dei suoi costumi e il risvolto  amaro della sua solitudine. Il tutto accompagnato dalle pi&ugrave; belle canzoni che  la Dietrich ha cantato sui palcoscenici di tutto il mondo negli ultimi 20 anni  di carriera.

Parigi ha anche suggellato l&acute;incontro tra QUINCE  e i fotografi Pierre e Gilles che hanno realizzato uno straordinario  scatto ora in mostra a Parigi e pubblicato su catalogo (WONDERFUL TOWN alla  Galerie Jérôme de Noirmont ).

Fra le date della tourn&egrave;e  ricordiamo Bellinzona (9-10/febbr.), Firenze (24-25/febbr.), Torino  (2-14/marzo), Roma (16-28/marzo), Milano (8-18/aprile) e Bari (14-16/maggio),  accompagnata naturalmente dalla locandina con la foto di Pierre e  Gilles.


Quince, non &egrave; pi&ugrave; un mistero, &egrave; in realt&agrave; Riccardo  Castagnari in quello che solo riduttivamente possiamo chiamare un ruolo en  travest&igrave;. Con un lavoro accurato e raffinatissimo, fatto di cura del  particolare e grande presenza scenica, Castagnari ha costruito un vero e  proprio altro interprete da sé, Quince. Che vive di vita propria e incarna la  sua Marlene catapultando lo spettatore in un'atmosfera visionaria, tipica  degli anni che hanno caratterizzato l'ascesa della Dietrich, una  rivoluzionaria, la prima nella storia del cinema a baciare una donna in  pubblico e a vestire i panni di un uomo. Quince e il mito, in questa  occasione, si scambiano i ruoli, lui diventa il suo alter ego che che fa  rivivere, resuscitandolo, il fascino dell&acute;attrice, la quale ad un certo punto  della carriera decise di intraprendere la strada del canto.
Al pianoforte  Andrea Calvani che cesella diciotto arrangiamenti da altrettanti  indimenticabili successi: da La vie en Rose a Johnny a Lili  Marlene.

Lo spettacolo ripercorre le tappe artistiche e personali  della Dietrich attraverso una scrittura tagliente; i tanti amori della diva  turbolenta che mantiene il suo charme impeccabile, trapassano senza lasciare  sbavature la perfetta immedesimazione di Castagnari, tra abiti che sembrano  quadri luccicanti e atmosfere d'epoca. Si scopre cos&igrave; che la casa di Marlene  ospitava rifugiati di gran rispetto come Renoir, mentre la diva intesseva  relazioni affettuose con Edith Piaf e per ogni suo spostamento  necessitava di una suite aggiuntiva per bagagli e vestiari, perché come lei  stessa afferma: "&egrave; Miss Dietrich che si muove, non la piccola fiammiferaia."  Odia le favole come Biancaneve perché "L'unica nella storia ad essere divina &egrave;  la povera matrigna costretta chiss&agrave; perché a trasformarsi in una vecchia senza  denti", cinica e divertente &egrave; capace di progettare il suo funerale che la vede  protagonista come in una sfilata di Dior.
Le impeccabili uscite di  Marlene-Quince sono rese ancora pi&ugrave; affascinanti da efficaci scelte registiche  di luci e atmosfere che aiutano i comuni mortali a sentirsi parte fondamentale  del dietro le quinte di quest'essenza di carisma e bellezza.
Marlene  Dietrich canta attraverso il corpo di Quince. E quando lui appare fasciato in  un abito d&acute;oro e avvolto da una pelliccia bianca, lo spirito di lei non &egrave;  stato mai cos&igrave; presente, tanto da lasciare interdetto anche il pi&ugrave; smaliziato  tra gli spettatori.

Come si diceva, &egrave; recente l&acute;ultima esposizione  fotografica (dal titolo "Wonderful Town" alla Galerie Jérôme de  Noirmont di Parigi fino al 23 gennaio 2010) dei due artisti francesi  Pierre e Gilles, vere e proprie icone del mondo gay (e non solo), famosi per  la loro tecnica che fonde insieme fotografia e pittura. Le loro opere sono  infatti tutti pezzi unici. Risale allo scorso luglio quando Quince era in  scena a Parigi al Vingti&egrave;me Théâtre con "Marlene D. The Legend",  l'incontro fra i due fotografi e l'artista. Ne &egrave; nata una foto straordinaria  che unisce la sensualit&agrave; e l&acute;ambiguit&agrave; di Marlene con la drammaticit&agrave; di uno  scenario post-industriale che fa da sfondo alla figura della diva. "Wonderful  town &egrave; una citt&agrave; come tante altre nel mondo. E&acute; moderna, senza passato,  industriale." hanno detto i due artisti a proposito della loro nuova  produzione.


2- 14 marzo, TORINO, Teatro  Erba – Corso Moncalieri 241, 011 6615447
16- 31  marzo, ROMA, Teatro Vittoria – P.za Santa Maria Liberatrice 10, 06  5740170
8- 18 aprile, MILANO, Teatro Franco  Parenti – Via Pier Lombardo 14, 02/59995206
14- 16 maggio, BARI, Teatro Piccinni –  Corso Vittorio Emanuele, 080/5212484 
28- 30 maggio, VENDUN, Le  Grenier Theatre (Francia)]]></description>
					<pubDate><![CDATA[Fri, 05 Mar 2010 19:05:41 GMT]]></pubDate>
                </item>
			
				<item>
					<title><![CDATA[E adesso…… TANGO!]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.culturalnews.it/dettaglio.asp?ID=16715]]></link>
					<description><![CDATA[Il 30 settembre 2009, l'Unesco ha inserito il Tango argentino nell'elenco dei beni universali, patrimonio artistico e culturale dell'Umanita'. L'inattesa  decisione ha avuto un'immediata favorevole eco in tutto il mondo, riguardando un  eccezionale fenomeno della cultura  e  del costume ,uno straordinario mix di musica, ballo,poesia e spettacolo, che partito dall'Argentina agli inizi del secolo scorso,  ha riscosso un  successo planetario, conquistando milioni di appassionati.  

Scuole di Tango, concerti. "Orchestre tipiche",spettacoli teatrali, "Tangherie, sono proliferate  ovunque, non son solo nei Paesi Latini ma anche ,sorprendentemente, in Regioni lontane e di diversa cultura , come la Finlandia e il Giappone.

Il Tango. Per molti il suono stesso di "  Adesso Tango",  poche note  de "La Cumparsita"  o di "  A media luz" accennate al bandoneon, o anche il fluttuare  di una camicia  purpurea e l'affondo di una gamba  guantata   in rete nera, bastano per sentirsi trasportare nell'emozione adrenalinica  e  nella fascinazione  irresistibile del Tango. Perche' il Tango, al di la' del suono, dei colori, &egrave; seduzione , incantesimo.     Per altri , il Tango e'vera arte, pura  emozione estetica  capace di annullare ogni altra percezione, un artificio   che induce una irresistibile dipendenza :  la "tanghitudine", un sortilegio  che ne spiega  la  dilagante popolarita', il  glamour.  

 Meri  Lao,  autrice italo argentina di una ricchissima storia antologica del Tango, ne individua  i caratteri distintivi  definendolo" danza unica al mondo per inventiva e complessita' di combinazioni;  musica  multietnica e canzoniere ricco  di umori popolari, messa in scena  di conquista e    seduzione ma , soprattutto"rito", carico di malia e di tristezza".

Borges , il grande argentino  del'900, disse che il Tango "  non &egrave; che un modo di camminare nella vita, tra passione, nostalgia e ritmo ", aggiungendo,poi, che per l'erotismo evocativo dei  suoi movimenti tipici, puo' essere definito "un simulacro di amplesso con variate figurazioni   e passi di danza, passi da torero nel suo vestito di luce.  Ma  dietro il   luccicante sfarzo coreutico   , dentro la trama elettrizzante  della musica e dei versi vibrano ,con le ance del bandoneon , la nostalgia e il rimpianto, veri leit- motives  nello spirito del Tango.   Che nasce  verso la fine dell'800 nelle aree urbane  del Rio   de la Plata, Buenos Aires e Montevideo, terre di emigranti, pionieri e avventurieri, ai  confini estremi del Continente americano. 

Tanti italiani in quelle lande remote, tanti italiani nella storia del Tango, tanti virtuosi dai nomi familiari   nei barrios, nei caf&egrave; e in tutti i luoghi  dove nasce e vive il tango nella fusione magica di ritmi caraibici, spagnoli, africani. Bolero, habanera cubana,  milonga, nel crogiuolo rovente da cui sgorga   il diamante tagliente del Tango. Dagli angiporti fumosi, dalla Boca , dal quartiere  Palermo di Baires il salto a Parigi, la capitale del lusso, dell'arte , dello splendore  nei turbinosi   " ruggenti"  Anni  Venti.E' nel palcoscenico della Ville Lumiere, che il Tango esplode con  la sua carica di suggestione , con i  suoi notturni bagliori  e il suo spleen.

Una febbre che sale  e  contagia tutte le categorie sociali, , la mondanita' , l'arte , la moda. Successo senza confini, da Parigi a Londra, a Mosca, da Roma a Helsinki, a Tokio .
Dalla Belle Epoque ai " Roaring Twenty"e avanti nel tempo , il Tango diviene la colonna sonora della contemporaneita'senza mai veder declinare il suo appeal, la sua accattivante , sinuosa vena trasgressiva , la   suggestione   di un eden  proibito e possibile ,danzando la   figura della mezzaluna, "la  perdizione  irrinunciabile nel ritmo e nel canto triste".

Caminito. El choclo, Madreselva, hanno accompagnato un'epoca  di grande gioia di vivere, di splendori dopo le nebbie amare della grande guerra  e hanno aperto al Tango  le porte della classicita' come di un'arte nuova destinata a durare .  Non piu'   ballo sia pure trascinante e superbo. Neppure   musica. Ma qualcosa di nuovo  che unisce in un intreccio miracoloso e talismanico , sonorita' e ritmi , parole e racconti di parole ,  passi incrociati,  ricordi e   rimpianti,cerimonie  di crudelta' e di  piacere .Un' opera d'arte che non si ripete mai uguale a se' stessa, perche' il Tango, nel ballo, non si ripete   Movimenti senza una base prefissata, aperti ad ogni improvvisazione rendono i grandi ballerini di Tango protagonisti a volte inconsapevoli,  di un  evento irripetibile . Di  un "Unicum", appunto , nel  quale consiste l' opera d'arte .  

La storia del Tango, tuttavia , non sarebbe  stata la stessa in cosi' breve tempo , se un italiano partito dal Salento per l'America, non avesse ballato quello   piu' famoso della Storia del cinema   impersonando   Julio Desnoyers, n e "I quattro cavalieri dell'Apocalisse". Rudy Valentino, il piu' grande divo di Hollywood negli anni '20,e per sempre ,diede al Tango un impulso irresistibile con la sua interpretazione carica di passionalita', di sguardi magnetici, di geometrie ipnotiche e gestualita' sciamaniche.Altri , come Gorge Raft, nei films Bolero e Rumba, portarono avanti la leggenda del Tango, il " Pensiero triste che si balla ", come lo  defini'   Enrique S. Discepolo   poeta di sentimenti forti  e tristezze di uomini ,tuttavia  mai vinti né rassegnati al non ritorno. Volver, tornare, &egrave; il verbo  piu' frequente  nelle canzoni del piu' eccelso cantore del Tango, Carlo Gardel, un vero mito, un'icona , una voce che ha chiesto per la sua musica il passaporto per l'eternita'. Volver, tornare  : canzoni sul tormento della  solitudine, l'abbandono,  poetica della lontananza  insieme  a ritmo ,intreccio di passi,  casqu&egrave;s, cortes y quebradas ( arresti e torsioni) frustate coreutiche sulle note trascinanti del bandoneon, dei violini e del cordovox.

 Gardel dipinge con la sua voce"arcobaleni senza pioggia," svelando , tra  canto e ballo il carattere effimero e ,tuttavia eterno della bellezza.. Cosi e' stato detto del Rey del Tango, la cui immagine e il suo nome campeggiano ancora per le strade   dell'Argentina  e di  Montevideo sua terra natale.

 A lui si deve l'evoluzione del Tango, A lui si sono ispirati piccoli e grandi artisti o autori celebri    per le loro creazioni, da Strawinsky a Bejart con il suo Mozart- tango celebre contaminazione di generi musicali e Pina Bausch che mise in scena uno spettacolo fantastico sul  Tango,"Bandoneon".  Lo strumento principe che ha caratterizzato tutte le performances di Astor Piazzola l'ultimo maestro  della musica argentina e del Tango "colto", fuori  dagli stereotipi e dalla retorica; quello meno ballabile forse,ma vicino all'essenza della musica popolare  platense. Anche da noi il Tango ha avuto un grandissimo successo  e  non poteva essere diversamente. Canzoni popolari come Malafemmena di Toto' , Guarda che luna  di Fred Buscaglione , Vipera Profumi e balocchi, sono tanghi che hanno ritmato le nostre giornate  attraverso  la Radio  e  la Televisione.

 Chi pensa al ballo, per la maggior parte dei casi pensa al Tango, chi immagina il Tango corre al tango  argentino  al Tango figurato, al Tango "apache"   di  Valentino e di Gorge Raft e  dei grandi danzatori  del Fiume d'argento.  Garofani rossi,  passioni roventi, giochi perversi del destino ,passi di danza e sempre ritmo, tra malinconia e peccato. E' il film del Tango nel nostro immaginario, nella nostra cultura nella quale  persino per i finlandesi Tango non e'  la voce che , pure, indica la T nell'alfabeto fonetico internazionale,   ma  Musica :"  Musica per vivere,   ritmo per ballare," melodia per piangere soavemente nel buio ",  cadenza evocativa e canto di chitarre per  tentare la disperata  carta di una notte unica . Una  noche de Tango. Naturalmente.


cmtondi@yahoo.it]]></description>
					<pubDate><![CDATA[Fri, 05 Mar 2010 11:46:23 GMT]]></pubDate>
                </item>
			
				<item>
					<title><![CDATA[Luxury  Spas 2010. Guida al benessere]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.culturalnews.it/dettaglio.asp?ID=16714]]></link>
					<description><![CDATA[Sono oltre 70 le spa selezionate nei cinque continenti per la nuova edizione della guida pubblicata dalla prestigiosa casa editrice americana. Un mondo di benessere in luoghi incantati che vanno dalle location pi&ugrave; prestigiose delle grandi capitali alle isole tropicali fino ai laghi italiani. Compreso il Royal Mansour, il prestigioso resort a cinque stelle che inaugurer&agrave; in primavera a Marrakech. 
  
La Guida Luxury Spas 2010 &egrave; la prima pubblicazione di Condé Nast Johansens in Inghilterra ad essere disponibile in formato interamente digitale (andando all'indirizzo www.condenastjohansens.com/luxuryspas &egrave; possibile sfogliare la guida). 
In caso di pubblicazione si prega di citare il sito www.condenastjohansens.com/spa 
  
La spa &egrave; l'ultima frontiera della vacanza di lusso del XXI secolo. Lo testimonia la crescita vertiginosa di centri dove l'incanto del luogo si unisce alla possibilit&agrave; di provare trattamenti antiage, praticare attivit&agrave; fisiche dolci come lo yoga e seguire un regime alimentare disintossicante seguiti da esperti. Insomma, vacanze che diventano un'occasione per rigenerare corpo e mente. 
La nuova guida Condé Nast Johansens, che riunisce i migliori indirizzi del globo, spiega questa tendenza nell'introduzione che afferma: &amp;laquo;gli incroci tra le diverse tradizioni culturali delle spa sono eccitanti: la talassoterapia, un tempo praticata da greci, romani ed egizi si pu&ograve; trovare oggi in Asia, mentre l'antica saggezza della medicina cinese &egrave; stata trasportata nei migliori centri europei&amp;laquo;. Insomma, un melting pot del benessere. Che ha reso necessario un glossario per spiegare l'ormai vastissima lista dei trattamenti. Inoltre, un articolo di Geeta Rao, Beauty &amp; Health director di Vogue India, spiega cos'&egrave; l'ayurveda, mentre Catherine Turner di Easy Living elenca i dieci consigli per trarre il meglio da un soggiorno benessere.]]></description>
					<pubDate><![CDATA[Fri, 05 Mar 2010 11:16:16 GMT]]></pubDate>
                </item>
			
				<item>
					<title><![CDATA[All&acute;Antiquarium di Boscoreale in mostra i calchi ottocenteschi dei Pompeiani]]></title>
					<link><![CDATA[http://www.culturalnews.it/dettaglio.asp?ID=16711]]></link>
					<description><![CDATA[Apre con l'esposizione di una ricca selezione di calchi dei pompeiani uccisi dal Vesuvio durante l'eruzione del 79 dopo Cristo la mostra &amp;laquo;Le vittime dell'eruzione attraverso "I calchi"&amp;laquo;. L'esposizione, che sar&agrave; visitabile sino al 20 dicembre 2010, affronta un argomento che da sempre suscita particolare interesse nei visitatori: la visita agli ambienti che conservano i calchi delle vittime della tragedia.

 Partendo dal calco di cane della Casa di Orfeo, che insieme al calco di un maiale e a quello di una donna rinvenuta nella Villa della Pisanella di Boscoreale, in esposizione permanente dell'Antiquarium, vengono messi in mostra altre forme umane  eseguite a Pompei, in copia o in originale, a partire dalle prime esperienze del metodo inventato da Giuseppe Fiorelli, direttore degli scavi di Pompei dal 1861 al 1875, fino alle pi&ugrave; recenti. Il metodo di Fiorelli, prevedeva una colata di gesso liquido nella cavit&agrave; lasciata dal corpo nel materiale vulcanico, che consentiva cos&igrave; di recuperare l&acute;immagine delle vittime dell&acute;eruzione.

 Tra i calchi esposti quello di un intero gruppo familiare dalla Casa del Bracciale d'oro e quello di un bambino ritrovato nelle vicinanze della stessa casa; dalla Casa del Criptoportico il calco di un uomo in cui sono evidenti le tracce dei calzari con i resti delle borchie in ferro, e quello dell'uomo caduto dalle scale durante la fuga dalla Casa di Fabio Rufo. &amp;laquo;L'Antiquarium di Boscoreale ben si presta ad ospitare iniziative come questa  –  dichiara la Soprintendente Mariarosaria Salvatore – E' importante che insieme a Pompei, anche gli altri siti vesuviani vivano una stagione di rilancio, promuovendo iniziative rivolte al pubblico capaci di ampliare l'offerta culturale e contribuire alla  nuova vitalit&agrave; dell'intera area archeologica vesuviana&amp;laquo;. 

Ad illustrare la storia delle diverse tecniche utilizzate nella riproduzione  dei calchi, in mostra anche il calco in resina realizzato nel 1984 eseguito su una delle vittime venute alla luce in un ambiente della Villa di Lucius Crassius Tertius di Oplontis. Quest'ultimo sistema sperimentato integra il metodo del calco in gesso ideato da Fiorelli con quello della fusione a cera della statuaria in bronzo, permettendo di realizzare un calco trasparente che rende visibile lo scheletro consentendo l'individuazione e il recupero di gioielli e oggetti che le vittime portavano con sé al momento della fuga. 


&amp;laquo;Bisogna ricordare - aggiunge dal suo canto Marcello Fiori, Commissario delegato all'area archeologica di Napoli e Pompei -  richiamando le parole dello scrittore Luigi Settembrini in una famosa lettera a I Pompeiani del 1863, a proposito dei calchi che  "sono morti da diciotto secoli, ma non sono creature umane che si vedono nella loro agonia. L&igrave; non &egrave; arte, non &egrave; imitazione; ma sono le loro ossa, le reliquie della carne e de' loro panni mescolati col gesso; &egrave; il dolore della morte che riacquista corpo e figura"&amp;laquo; La mostra &egrave; visitabile con lo stesso biglietto di accesso al Museo negli orari di apertura dell'Antiquarium di Boscoreale: 8.30 - 17.00 (orario invernale) e 8.30 - 18.30 (orario estivo).]]></description>
					<pubDate><![CDATA[Fri, 05 Mar 2010 09:21:15 GMT]]></pubDate>
                </item>
			
	</channel>
	</rss>

